Nel film Marty Supreme, in uscita il 22 gennaio in Italia, Timothée Chalamet interpreta Marty Mauser, un giocatore di ping pong ambizioso nella New York degli anni Cinquanta. Il personaggio è liberamente ispirato a Marty Reisman, uno dei più grandi campioni di tennis da tavolo americani e una delle figure più eccentriche nella storia dello sport. Ma chi era davvero l’uomo dietro il soprannome “The Needle”?
Martin Reisman nacque nel 1930 da immigrati ebrei russi in un quartiere povero del Lower East Side di New York. A nove anni, dopo aver sofferto di un esaurimento nervoso, scoprì il tennis da tavolo in un centro ricreativo locale. Quella che era iniziata come una via di fuga divenne presto una vocazione competitiva: a 13 anni era già campione giovanile della città e iniziò a giocare per denaro al Broadway Table Tennis Club di Lawrence, sviluppando uno stile aggressivo e spettacolare che includeva l’Atomic Blast, il suo celebre dritto a 185 Km/h.
Reisman era conosciuto sia come “The Needle” (“L’ago”) per i suoi colpi rapidi e affilati, sia come il “ragazzaccio del tennistavolo””. Il soprannome derivava anche dalla sua abitudine di punzecchiare verbalmente gli avversari, commentando i loro servizi, le loro fidanzate, il loro nervosismo. Per lui, stare in silenzio significava arrendersi. Nel 1974, la rivista Time lo descrisse come un “eterno truffaatore”, coinvolto in “furti grandi e piccoli”, paragonandolo a leggende del gioco d’azzardo come Minnesota Fats e Bobby Riggs.
In effetti la sua carriera di giocatore spregiudicato e imbroglione era leggendaria: Reisman attirava sfidanti nei sotterranei di bar e ristoranti di New York, perdendo volontariamente le prime partite prima di raddoppiare la posta e annientare gli avversari. A volte, per la cifra giusta, giocava seduto, bendato o utilizzando oggetti improbabili al posto della racchetta: una scarpa, una lampadina, i suoi stessi occhiali, persino il coperchio di un bidone della spazzatura. Una volta sconfisse il comico Jonathan Katz usando la parte piatta di un pezzo degli scacchi.
Come scrisse nella sua autobiografia del 1974, The Money Player, “i giocatori di ping pong devono sopravvivere con il proprio ingegno. I migliori erano giocatori d’azzardo, contrabbandieri, o entrambe le cose”, e lui stesso apparteneva a entrambe le categorie. Quando partecipò ai Campionati del Mondo del 1948 a Londra, portò con sé una valigia piena di calze di nylon che vendette a cinque volte il prezzo pagato in America. Al ritorno, contrabbandò penne a sfera e cristalli Orrefors.
Nel 1952, ai Campionati del Mondo di Mumbai, Reisman venne sconfitto dal giapponese Hiroji Satoh, che utilizzava una nuova racchetta “sandwich” con strati di gommapiuma e gomma, che avrebbe rivoluzionato lo sport. Determinati a vendicarsi, Reisman e il suo partner Doug Cartland passarono mesi a fare esibizioni in Asia, accumulando denaro per volare a Tokyo e sfidare pubblicamente Satoh. Davanti a 5.000 spettatori in un cinema di Osaka, Reisman vinse usando la sua racchetta tradizionale di legno contro quella innovativa dell’avversario. La sconfitta fu così devastante per Satoh che non giocò mai più un’altra partita internazionale.
Tra il 1949 e il 1951, Reisman viaggiò per il mondo come attrazione di apertura degli Harlem Globetrotters. Le sue performance prevedevano trucchi spettacolari come tagliare sigarette a metà con la pallina e giocare usando padelle o suole di scarpe mentre risuonava la melodia di Mary Had a Little Lamb. In seguito avrebbe preso parte anche a un tour dell’Asia, comprese le zone del Vietnam meno devastate dalla guerra, per intrattenere i soldati americani: i voli militari che prendeva gli offrivano ulteriori opportunità di contrabbando, non essendo sottoposti a controlli doganali; questa volta si trattava di lingotti d’oro e orologi Rolex.
A soli 15 anni, Reisman piazzò una scommessa di 500 dollari su se stesso durante un torneo nazionale a Detroit, e per errore consegnò il denaro al presidente della United States Table Tennis Association invece che a un allibratore. La polizia lo scortò fuori dal torneo. Come si vede anche in Marty Supreme, dopo la sua vittoria ai British Open del 1949, fu sospeso dalla USTTA e bandito dalla squadra statunitense; in seguito si scoprì che aveva costretto organizzatori e sponsor del torneo a coprire le sue spese sontuose.
Nonostante la carriera turbolenta, Reisman vinse 22 titoli nazionali e internazionali tra il 1946 e il 2002, inclusi due US Open nel 1958 e 1960, e il campionato US Hardbat nel 1997, diventando a 67 anni il giocatore più anziano a vincere una competizione nazionale aperta in uno sport di racchetta. Quando lo sport passò alle racchette in gommapiuma, Reisman rifiutò di adeguarsi. “Sento che starei prostituendo un talento a cui ho dedicato una vita intera”, dichiarò a Sports Illustrated. “La gommapiuma offende la mia dignità”.
Dalla fine degli anni Cinquanta, Reisman gestì il Riverside Table Tennis Courts, che attraeva clienti celebri come l’attore Dustin Hoffman, lo scrittore Kurt Vonnegut, il drammaturgo David Mamet e il campione di scacchi Bobby Fischer. Prima delle partite, amava misurare l’altezza della rete usando una banconota da 100 dollari. Il suo stile era inconfondibile: cappelli Panama vintage e fedora, un fisico magrissimo e una lingua affilata.
Per il film Marty Supreme, il regista Josh Safdie scoprì Reisman quando sua moglie Sara gli regalò una copia del suo memoir trovata in un negozio dell’usato. Safdie aveva osservato Timothée Chalamet fin dal suo ruolo in Chiamami col tuo nome del 2017, vedendo in lui “un sognatore irrequieto, con un’incredibile energia trattenuta”. Per il ruolo, Chalamet subì una trasformazione completa con trucchi prostetici per cicatrici da acne, monociglio, baffi radi da sfigato, cicatrici sbiadite, lenti a contatto che degradavano la vista e costumi d’epoca autentici.
Reisman continuò a giocare fino alla sua morte, avvenuta nel dicembre 2012 all’età di 82 anni per complicazioni cardiache e polmonari. Nove mesi prima della morte disse al New York Times: “Ho affrontato le persone con spirito gladiatorio. Non mi sono mai tirato indietro da una scommessa”. Una volta aveva affermato di non aver mai giocato una partita per divertimento in tutta la sua vita. “Non si può giocare a ping pong senza soldi”, aveva detto. “Se non avessi giocato per denaro non sarei mai diventato il fuoriclasse che sono”.
Al momento della sua morte era presidente di Table Tennis Nation, un’organizzazione da lui fondata per promuovere lo sport. La sua eredità rimane quella di un atleta eccezionale che rifiutò di conformarsi, vivendo secondo le proprie regole in un mondo che oscillava costantemente tra legalità e trasgressione, tra genio sportivo e sopravvivenza urbana.



