Le qualificazioni ai Mondiali del 2026 stanno facendo discutere per un sistema che molti ritengono paradossale e penalizzante per alcune confederazioni rispetto ad altre. Al centro delle polemiche c’è il caso della Moldova, prossima avversaria dell’Italia che affronterà questa sera, che nonostante un ruolino di marcia quasi disastroso nelle qualificazioni europee potrebbe comunque ritrovarsi con una possibilità concreta di accedere alla fase finale della competizione.
La nazionale moldava occupa attualmente l’ultimo posto nel girone I con un solo punto conquistato in sei partite, frutto del pareggio per 1-1 ottenuto in trasferta contro l’Estonia. Eppure, grazie ai nuovi criteri stabiliti dalla Fifa per la qualificazione, la Moldova ha già staccato il pass per i playoff. La ragione risiede nella vittoria del proprio girone della Lega D di Nations League, dove ha superato Malta e Andorra. Questo risultato le garantisce automaticamente l’accesso agli spareggi, indipendentemente dalla posizione nelle qualificazioni mondiali vere e proprie.
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L’Italia di Gennaro Gattuso si è assicurata almeno la partecipazione ai playoff ma nutre ancora residue speranze di qualificazione diretta, che passerebbero da un clamoroso ribaltone ai danni della Norvegia. Gli azzurri affronteranno proprio la Moldova negli ultimi turni di qualificazione, in una partita che assume significati diversi per le due nazionali: decisiva per alimentare le speranze italiane, già archiviata per la formazione dell’Est Europa che punta tutto sui playoff.
Gattuso non ha nascosto il proprio disappunto durante la conferenza stampa pre-partita, puntando il dito soprattutto contro le disparità tra le diverse confederazioni. Il commissario tecnico azzurro ha fatto esplicito riferimento al girone sudamericano, dove le condizioni di qualificazione appaiono significativamente più favorevoli rispetto a quelle europee.
Il caso del Sud America rappresenta effettivamente l’esempio più eclatante delle disparità nel sistema Fifa. Nel girone unico sudamericano, composto da dieci nazionali, ben sei squadre ottengono la qualificazione diretta ai Mondiali, mentre la settima dispone ancora di una chance attraverso uno spareggio con la vincente della zona Oceania. Un semplice calcolo percentuale rende evidente lo squilibrio: l’Europa qualifica 16 nazionali su 55 partecipanti, pari al 29%, mentre il Sud America ne qualifica 6 su 10, corrispondente al 60%.
L’anomalia del sistema emerge con chiarezza dal caso del Brasile di Carlo Ancelotti, che si è guadagnato il pass per i Mondiali classificandosi al quinto posto con un bottino di 8 vittorie, 4 pareggi e ben 6 sconfitte. Un bilancio che in Europa difficilmente garantirebbe l’accesso alla fase finale, ma che in Sud America si è rivelato sufficiente per la qualificazione diretta.
Per la Moldova, comunque, la qualificazione ai Mondiali resta più un’illusione (o speranza) che una possibilità concreta. Nonostante l’accesso ai playoff, il divario tecnico con le altre nazionali europee qualificate rende l’impresa quasi impossibile. La piccola nazione racchiusa tra Romania e Ucraina può però già celebrare un risultato storico: la partecipazione agli spareggi rappresenta un traguardo inedito per un movimento calcistico in costante crescita ma ancora lontano dai vertici europei.
L’Italia, dal canto suo, continua a lavorare per evitare i playoff e strappare una qualificazione diretta che appare sempre più complicata. Gli azzurri dovranno vincere contro la Moldova e sperare in una combinazione di risultati favorevole per scavalcare la Norvegia guidata dal fenomeno Erling Haaland. Una missione difficile, resa ancora più frustrante dalla consapevolezza che in altre zone del mondo il percorso verso i Mondiali appare decisamente meno tortuoso.



