Gli atleti di ultra-resistenza trionfano su distanze strabilianti e condizioni estreme, ma uno dei loro avversari più ostici potrebbe essere proprio il loro stesso corpo. Un nuovo studio pubblicato su Current Biology ha identificato con precisione il limite superiore del dispendio energetico umano, rivelando che anche i più straordinari atleti del pianeta non possono sfuggire a un soffitto metabolico biologico invalicabile.
La ricerca, condotta dall’antropologo biologico Drew Best e dal suo team del Massachusetts College of Liberal Arts, ha monitorato 14 atleti d’élite altamente addestrati per un intero anno. Questi non erano sportivi comuni: tra i partecipanti figuravano 10 ultramaratoneti che hanno percorso in media circa 6.500 chilometri durante il periodo di studio, l’equivalente di più di 4.000 miglia di corsa sostenuta.
Secondo Best, questi atleti rappresentano “un esperimento naturale” per comprendere quali siano i limiti ultimi della performance fisica umana quando vengono rimossi i fattori che limitano la maggior parte delle persone. La domanda centrale era ambiziosa: fino a dove può spingersi il corpo umano quando è allenato al massimo livello e dedicato completamente all’attività atletica?

Per misurare con precisione il dispendio energetico, i ricercatori hanno utilizzato una tecnica scientifica sofisticata basata sull’acqua marcata. Gli atleti hanno bevuto acqua contenente versioni stabili e tracciabili di idrogeno e ossigeno, che potevano poi essere misurate nelle urine. Combinando questi dati con i registri di allenamento, gli scienziati sono riusciti a calcolare quanto anidride carbonica ciascun atleta aveva prodotto e, di conseguenza, quanta energia aveva consumato.
I risultati nel breve periodo sono stati straordinari. Il picco massimo registrato ha raggiunto oltre sette volte il tasso metabolico basale, cioè la quantità di energia che il corpo brucia semplicemente per mantenere le funzioni vitali come respirare, mantenere la temperatura corporea e pompare il sangue. Tuttavia, quando analizzati sul lungo termine, questi numeri impressionanti si sono livellati.
Il dato più significativo emerge proprio dall’analisi prolungata: nel corso di mesi, il dispendio energetico degli atleti si è stabilizzato intorno a circa due volte e mezzo il loro tasso metabolico basale. Questo limite di 2,5 volte il BMR non è un dato isolato. Ricerche precedenti avevano individuato lo stesso tetto in popolazioni molto diverse tra loro: corridori del Tour de France, esploratori artici e persino donne in gravidanza o in allattamento.
Come spiega Best, “scoprire che questo gruppo, in media, non ha superato il soffitto nel lungo termine fornisce un forte supporto all’ipotesi che il limite si trovi da qualche parte intorno a 2,5”. Questo numero può sembrare modesto, ma in realtà rappresenta un impegno metabolico considerevole. Per un atleta che brucia circa 1.800 calorie a riposo, questo limite equivale a circa 4.500 calorie al giorno, una quantità che deve essere sostenuta giorno dopo giorno, settimana dopo settimana.
Lo studio presenta alcuni limiti metodologici che potrebbero aver introdotto margini di incertezza nelle stime. Il team ha assunto che gli ultramaratoneti corressero effettivamente durante le gare, ma se gli atleti avessero camminato per parte del percorso, avrebbero consumato meno energia, alterando i calcoli finali.
Best riconosce anche la possibilità teorica che esistano atleti capaci di operare oltre questo limite, tuttavia, dubita fortemente che una maggioranza significativa di qualsiasi popolazione possa operare sostanzialmente al di sopra di quel limite biologico.
Per la stragrande maggioranza delle persone, questo soffitto metabolico rimane irraggiungibile, e anche tentare di avvicinarsi comporterebbe rischi significativi per la salute.



