Quando Federica Brignone sfreccia sulle piste, la tigre dipinta sul suo casco sembra quasi ruggire insieme a lei. E oggi, 12 febbraio 2026, quel simbolo ha ancora più senso: la sciatrice valdostana ha conquistato l’oro olimpico nel SuperG a Cortina d’Ampezzo, completando così la sua collezione di medaglie olimpiche dopo un argento e due bronzi.
Ma perché proprio una tigre? La risposta è semplice quanto affascinante: Brignone ama i felini e ha voluto un casco, realizzato da Rossignol, che la rendesse immediatamente riconoscibile in pista.
“È quasi un’opera d’arte e poi vedendolo sai che sono io, no? A me piacciono i bei disegni, mi piacciono i felini, sono degli animali bellissimi e questa tigre è veramente venuta bene. Puoi riconoscermi dalla sciata, ma questo casco ha reso l’idea che volevo. Sono innamorata di questo disegno“.
C’è però un significato ancora più profondo: il soprannome che giornalisti e staff le hanno dato è proprio “Tigre di La Salle”, dal nome della cittadina valdostana dove è cresciuta. E il motivo sta tutto nel suo spirito combattivo, quella grinta che l’ha portata a rialzarsi anche dopo momenti durissimi.

L’ultima dimostrazione? Appena dieci mesi fa, nell’aprile 2025, Brignone ha subito una grave frattura alla gamba che sembrava porre fine alla sua stagione. Molti dubitavano che potesse tornare in tempo per le Olimpiadi di casa. Invece, la tigre ha ruggito più forte che mai: è rientrata in gara solo un mese prima dei Giochi e oggi, a 35 anni, è diventata la sciatrice più longeva a vincere un oro olimpico nello sci alpino.
La gara di oggi sull’Olympia delle Tofane è stata magistrale. Mentre la nebbia avvolgeva Cortina e molte favorite uscivano di gara (tra cui la compagna di squadra Sofia Goggia), Brignone ha sciato con la precisione di chi sa esattamente cosa vuole. Davanti al presidente Mattarella e al pubblico italiano, ha fermato il cronometro a 1’23″41, un tempo che nessuna è riuscita a battere.
Sul podio con lei sono salite la francese Romane Miradoli (argento) e l’austriaca Cornelia Huetter (bronzo). Per l’Italia è stato il quinto oro di questi Giochi.
Nel palmares di Brignone brillano ora quattro medaglie olimpiche (un oro, un argento e due bronzi), cinque medaglie mondiali (due ori e tre argenti), due Coppe del Mondo generali e ben 37 vittorie in Coppa del Mondo. Una carriera leggendaria che continua a scrivere pagine di storia.
“Non pensavo di poter vincere, mi sono detta: o la va o la spacca”, ha confessato Brignone subito dopo il trionfo, ancora incredula. “Non mi mancava l’oro olimpico, sapevo di aver già fatto tanto. Forse questa tranquillità è stata la mia forza”.
La tigre sul casco non è solo un disegno. È il simbolo perfetto di una campionessa che non si arrende mai, che sa rialzarsi dopo ogni caduta e che continua a ruggire quando tutti pensano sia finita. E quel ruggito, oggi, risuona forte su tutte le montagne d’Italia.



