Dopo 40 giorni di blocco amministrativo, il più lungo nella storia degli Stati Uniti, il Senato ha raggiunto un accordo bipartisan per porre fine allo shutdown che ha paralizzato il governo federale. I repubblicani sono riusciti a ottenere gli otto voti democratici necessari per raggiungere la soglia di 60 senatori richiesta per l’approvazione dell’intesa, che prevede il finanziamento delle attività governative fino al 30 gennaio.
L’accordo rappresenta un compromesso complesso che ha spaccato il partito democratico. Otto senatori dem e un indipendente hanno deciso di votare a favore, mentre la maggioranza del partito, incluso il leader al Senato Chuck Schumer, ha votato contro. Tra i democratici che hanno sostenuto l’intesa figurano Jeanne Shaheen e Maggie Hassan del New Hampshire, Angus King del Maine, Tim Kaine della Virginia, Dick Durbin dell’Illinois, John Fetterman della Pennsylvania, Catherine Cortez Masto e Jacky Rosen del Nevada.
Il gruppo di negoziatori democratici moderati ha giustificato la propria scelta sottolineando che dopo sei settimane era evidente che i repubblicani e il presidente Trump non avrebbero ceduto. Come ha spiegato il senatore King, la questione fondamentale era capire se proseguire lo shutdown avrebbe portato a una soluzione sull’assistenza sanitaria, e la risposta appariva negativa.
Visualizza questo post su Instagram
L’intesa prevede la riassunzione dei dipendenti federali licenziati durante lo shutdown e garantisce una retribuzione retroattiva per tutti gli impiegati messi in congedo forzato. Il disegno di legge impedisce all’Ufficio di Gestione e Bilancio di attuare ulteriori licenziamenti di massa fino al 30 gennaio e assicura per l’intero anno fiscale i fondi al dipartimento dell’Agricoltura, agli aiuti alimentari, al dipartimento per i Veterani e all’edilizia militare.
Tuttavia, il punto più controverso riguarda l’assistenza sanitaria. La decisione sull’estensione dei sussidi per l’assicurazione sanitaria, il tema che aveva originariamente causato lo scontro tra i due partiti, è stata scorporata dall’accordo e verrà votata separatamente a dicembre. I negoziatori democratici hanno ottenuto dal leader repubblicano John Thune la promessa di mettere al voto i sussidi sanitari, ma il passaggio della legge non è garantito.
Secondo le stime democratiche, in assenza di un’estensione dei sussidi, circa 22 milioni di persone vedranno raddoppiare il costo della propria assicurazione sanitaria. Il presidente Trump, rientrando alla Casa Bianca, ha ribadito che non consentirà agli immigrati illegali di accedere all’assistenza sanitaria, mentre i democratici respingono questa narrazione affermando che i sussidi riguardano principalmente cittadini americani in stati sia democratici che repubblicani.
L’opposizione interna al partito democratico è stata veemente. Il senatore Bernie Sanders ha votato contro l’accordo, sostenendo che le elezioni di martedì scorso indicano che gli elettori vogliono che i democratici si battano per l’assistenza sanitaria e che cedere a Trump rappresenta un terribile errore. Anche il senatore Ruben Gallego dell’Arizona si è opposto fermamente, citando il principio secondo cui senza salute non c’è nulla.
Lo shutdown ha causato enormi disagi alla popolazione americana. Il settore dei trasporti aerei è stato particolarmente colpito, con 2.000 voli cancellati domenica e 7.000 ritardi, proprio mentre si avvicinava il Giorno del Ringraziamento. I controllori di volo, già in carenza di organico, hanno continuato a lavorare turni di 10 ore per sei giorni a settimana senza ricevere lo stipendio. L’assistenza alimentare per milioni di persone è stata minacciata, con code alle mense per i poveri che hanno raggiunto livelli non visti dai tempi della pandemia.
La Camera dei Rappresentanti dovrà ora approvare l’intesa, ma i repubblicani, se restano uniti, dispongono della maggioranza semplice sufficiente per il passaggio. Il senatore Tim Kaine della Virginia, dove vivono centinaia di migliaia di impiegati federali rimasti senza stipendio, ha sostenuto l’accordo sottolineando che garantisce un percorso verso la risoluzione della questione sanitaria e protegge i lavoratori federali da licenziamenti ingiustificati.
Ora l’attenzione si sposta a dicembre, quando il Congresso dovrà affrontare il nodo cruciale dei sussidi sanitari. Molti repubblicani sono favorevoli all’estensione, poiché numerosi loro elettori in stati a maggioranza conservatrice ne beneficiano. Resta da vedere se questo sarà sufficiente per garantire l’approvazione di una legge che eviti l’aumento dei costi sanitari per milioni di americani.



