Vittorio Sgarbi torna a parlare pubblicamente della vicenda che lo vede contrapposto alla figlia Evelina. Lo fa nella trasmissione “Cinque minuti” condotta da Bruno Vespa su Rai1, in occasione della promozione del suo nuovo libro “Il cielo più vicino. La montagna nell’arte“. Al termine dell’intervista, il critico d’arte affronta direttamente la questione della richiesta di amministratore di sostegno avanzata dalla figlia 25enne, convinta che il padre necessiti di supporto nella gestione della propria persona e delle proprie risorse.
La risposta di Sgarbi è netta e diretta: “La trovo fuori misura e fuori logica“. Secondo il critico d’arte, la richiesta nascerebbe dal “desiderio di ottenere un’attenzione che non aveva ottenuto prima, quindi di trovare un padre, quello che si era atteso e non si era trovato“. Sgarbi interpreta il gesto della figlia come una forma di risposta emotiva, sostenendo che l’idea secondo cui avrebbe problemi interiori, turbamenti o disagi sarebbe un modo con cui Evelina ha cercato di mettersi in evidenza e far vedere quello che voleva.
Il critico d’arte conclude affermando di capire quello che la figlia ha fatto, pur considerandolo sproporzionato rispetto alla situazione reale. Alla domanda di Vespa sulle sue condizioni di salute attuali, Sgarbi risponde con fermezza: “Sto bene“. Il riferimento è al ricovero presso il Policlinico Gemelli di Roma avvenuto nei primi mesi del 2025 per una forte depressione, episodio che aveva alimentato le preoccupazioni della figlia.
Parlando di quel periodo, Sgarbi descrive un percorso interiore ed esteriore dal quale sarebbe uscito proprio attraverso la scrittura del suo nuovo libro. “Racconta l’esperienza della realtà, l’esperienza di quello che si vede, l’esperienza di quello che si ha dentro, che si sente, di cui si ha necessità“, spiega il critico. Nel volume si intrecciano la storia dell’arte e la natura, il rapporto con i grandi maestri e quello con la realtà fisica, la grandezza interiore e l’altezza esteriore simboleggiate dalle montagne che tendono verso il cielo.

La versione di Evelina e del suo legale, l’avvocato Lorenzo Iacobbi, è diametralmente opposta. Nel pomeriggio dello stesso giorno, intervenendo alla trasmissione “La Volta Buona” sempre su Rai1, Iacobbi aveva annunciato che Barbara Hary, madre di Evelina, ha presentato querela e denuncia in sede penale e civile contro coloro che avrebbero diffuso informazioni false creando una “macchina del fango” ai danni di madre e figlia, sfociata anche in atti di violenza fisica durante l’udienza del 28 ottobre.
L’avvocato ha tenuto a precisare un punto fondamentale: Evelina non ha mai chiesto un tutore per il padre, il che avrebbe comportato l’interdizione di Vittorio Sgarbi, ma semplicemente un amministratore di sostegno, figura che rappresenta un aiuto temporaneo nella gestione della persona e delle risorse, nell’esclusivo interesse del padre e della sua salute. La difesa ha inoltre comunicato di aver ricusato la giudice Paola Scorza, in attesa della decisione del collegio del Tribunale Civile di Roma.
Dopo la trasmissione di Vespa, Evelina è intervenuta con una nota durissima, definendo quanto visto “uno spettacolo cinico e triste“. La giovane ha dichiarato di non smettere mai di stupirsi di “come si possa essere cinici, senza cuore e senza scrupoli“, affermando che il padre è stato trascinato nello studio Rai per registrare la puntata “in condizioni di grande disagio“, procurando imbarazzo anche fra gli operatori Rai che lo immaginavano completamente diverso.
Secondo Evelina, il padre “camminava e respirava a fatica, sembrava un vecchio di 90 anni“, e questo le procura “grandissimo dolore” facendola sentire impotente. La 25enne sostiene di aver avuto la riconferma che il padre è “completamente plagiato dal cerchio tragico” e che è diventato “un’altra persona“. Pur comprendendo la necessità di promuovere il libro edito dalla Nave di Teseo, Evelina ritiene che sarebbe stato meglio “pensare alla salute di mio padre, anziché badare unicamente agli interessi della casa editrice“.



