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Home » Attualità » Israele, Netanyahu ci ripensa e chiede la grazia: “Non laceriamo il Paese”. È accusato di frode, corruzione e abuso di potere

Israele, Netanyahu ci ripensa e chiede la grazia: “Non laceriamo il Paese”. È accusato di frode, corruzione e abuso di potere

Netanyahu chiede la grazia a Herzog per i processi in corso contro di lui. Il premier: "Il processo lacera Israele". Opposizione in protesta, manifestazioni a Tel Aviv.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene2 Dicembre 2025
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Benjamin Netanyahu
Benjamin Netanyahu (fonte: YouTube)

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha compiuto un passo clamoroso e inaspettato, presentando formalmente richiesta di grazia al presidente Isaac Herzog per i processi che lo vedono imputato dal 2020 con accuse di corruzione, frode e abuso di fiducia. La notizia, riportata da News of Israel citando fonti della presidenza, segna una svolta significativa nella strategia difensiva del leader israeliano, che fino a poche settimane fa aveva escluso categoricamente questa possibilità.

La richiesta fa parte di un documento di 111 pagine presentato dall’avvocato di Netanyahu, Amit Hadad, accompagnato da una lettera personale del suo assistito. Nel testo, reso pubblico dall’ufficio presidenziale data l’eccezionalità della situazione, l’avvocato sostiene che accettare la richiesta consentirebbe al primo ministro di dedicare tutto il suo tempo e le sue energie a guidare Israele in questi momenti critici.

In un video diffuso dopo la presentazione della richiesta, Netanyahu ha rivendicato la propria innocenza, spiegando che il suo interesse personale sarebbe quello di proseguire il processo fino alla piena assoluzione. Tuttavia, ha dichiarato che il procedimento giudiziario in corso, che potrebbe durare ancora anni, sta lacerando il Paese dall’interno, mentre Israele avrebbe bisogno di una riconciliazione nazionale di tutti i cittadini.

Secondo quanto scritto dall’avvocato Hadad, accogliere la richiesta di grazia contribuirebbe a ricomporre le fratture tra i diversi settori dell’opinione pubblica, aprendo la strada a un allentamento delle tensioni e rafforzando la resilienza nazionale del Paese. L’ufficio di Herzog ha definito la richiesta straordinaria e ha assicurato che il presidente esaminerà la questione con responsabilità e sincerità, dopo aver ricevuto tutti i pareri pertinenti dalle autorità competenti.

La procedura prevede che il Dipartimento per le Grazie del Ministero della Giustizia raccolga i pareri di tutte le autorità competenti, quindi invii le proprie raccomandazioni al consulente legale del presidente. Successivamente, questi pareri saranno trasmessi al consulente legale dell’ufficio presidenziale per formulare un parere aggiuntivo destinato a Herzog. Secondo la legge israeliana, il presidente può concedere la grazia dopo la condanna e, solo in rarissimi casi di interesse nazionale, anche durante il procedimento, sempre su richiesta della persona interessata o di un suo familiare stretto.

La mossa di Netanyahu rappresenta un cambio di rotta rispetto alle sue posizioni precedenti. A metà novembre, Donald Trump aveva scritto personalmente a Herzog sollecitando la concessione della grazia al premier israeliano. Herzog aveva risposto che Netanyahu avrebbe dovuto presentare una richiesta formale secondo le procedure stabilite. All’epoca, però, il primo ministro aveva spiegato pubblicamente di non voler chiedere la grazia perché ciò avrebbe significato ammettere la propria colpevolezza.

La decisione ha immediatamente scatenato dure proteste da parte dell’opposizione. Il leader centrista Yair Lapid si è rivolto direttamente al presidente Herzog, dichiarando che non può concedere la grazia a Netanyahu senza un’ammissione di colpa, l’espressione di pentimento e il ritiro immediato dalla vita politica. Benny Gantz, a capo del partito Blu e Bianco, ha definito la richiesta del primo ministro una bufala assoluta, accusandolo di voler distogliere l’attenzione dalla legge che esenta gli ultraortodossi dal servizio di leva, attualmente all’esame della Knesset.

Centinaia di manifestanti sono scesi in strada, radunandosi davanti alla casa di Herzog a Tel Aviv per chiedere al presidente di negare il provvedimento. Le proteste riflettono la profonda divisione che attraversa la società israeliana sul caso Netanyahu, con parte dell’opinione pubblica che vede nella richiesta un tentativo di sottrarsi alla giustizia.

Mentre la questione della grazia monopolizza il dibattito politico interno, la situazione nei territori palestinesi rimane estremamente tesa. A Gaza, secondo le autorità palestinesi, sarebbero 356 le vittime dall’entrata in vigore della tregua. Nelle ultime ore, due bambini di 8 e 10 anni sono stati uccisi da un drone nel sud della Striscia mentre stavano raccogliendo legna per scaldarsi. L’esercito israeliano sostiene di aver identificato due sospettati oltre la linea gialla.

In Cisgiordania la tensione è altissima per i continui assalti dei coloni. Alcune unità dell’esercito hanno fatto irruzione nella città vecchia di Nablus, nel nord, mentre nelle zone settentrionali di Gerusalemme Est hanno chiuso gli accessi alla cittadina di al-Ram, sparando colpi di arma da fuoco contro due civili. A est, nei pressi di Gerico, gruppi di coloni hanno aggredito quattro attivisti stranieri, tra cui tre italiani e un canadese, nel villaggio di Ein al Diuk.

Gli aggressori, armati di fucili, si sarebbero infiltrati all’alba di domenica nella casa dove alloggiavano gli attivisti, colpendoli e ferendoli a bastonate prima di derubarli. Una volontaria italiana ha raccontato come i coloni siano entrati con l’inganno, fingendosi palestinesi, e abbiano iniziato a picchiarli con violenza. L’attacco è avvenuto in Zona A, dove per legge, anche ai sensi degli accordi di Oslo, non dovrebbe esserci alcun tipo di presenza israeliana.

Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha espresso proteste formali, rivolgendosi direttamente a Netanyahu affinché si ponga fine alle aggressioni dei coloni contro cittadini stranieri e palestinesi. Il presidente israeliano Herzog è atteso negli Stati Uniti la prossima settimana, anche se al momento non è previsto un incontro con Donald Trump.

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