Close Menu
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
Home » Attualità » Il New York Times fa causa al Pentagono: blocca i giornalisti e favorisce gli influencer pro-Trump

Il New York Times fa causa al Pentagono: blocca i giornalisti e favorisce gli influencer pro-Trump

Il New York Times porta in tribunale il Pentagono per le nuove regole che limitano l'accesso dei giornalisti e favoriscono gli influencer pro-Trump.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino4 Dicembre 2025
Facebook WhatsApp Twitter Telegram
L'insegna del New York Times
L'insegna del New York Times (fonte: Unsplash)

Il famoso quotidiano americano New York Times ha deciso di trascinare in tribunale il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti (il Pentagono). Il motivo? Nuove regole che rendono quasi impossibile ai giornalisti fare il loro lavoro. La causa legale, presentata oggi al tribunale federale di Washington, accusa direttamente tre figure chiave: il Dipartimento della Difesa, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth (la persona che comanda il Pentagono) e Sean Parnell, portavoce principale dell’edificio militare.

Lo scorso ottobre il Pentagono ha introdotto una nuova policy che ha fatto arrabbiare tantissimi giornalisti. Si tratta di un documento di 21 pagine che stabilisce limiti precisi su come i reporter possono raccogliere notizie, incluso quando possono chiedere informazioni alle loro fonti.

Le nuove regole sono così rigide che decine di giornalisti esperti di questioni militari hanno preferito restituire i loro tesserini stampa piuttosto che accettarle. In pratica, hanno dovuto scegliere tra firmare queste condizioni oppure rinunciare ad accedere direttamente al Pentagono.

Secondo Charlie Stadtlander, portavoce del Times, queste norme rappresentano un tentativo del governo di controllare quali notizie vengono pubblicate, violando i diritti costituzionali garantiti dal Primo Emendamento (che tutela la libertà di stampa) e dal Quinto Emendamento (che protegge il diritto a un giusto processo).

uno scorcio di Washington
uno scorcio di Washington (fonte: Unsplash)

Gli avvocati del quotidiano newyorkese chiedono al tribunale due cose principali: dichiarare che questa policy è incostituzionale (cioè va contro la Costituzione americana) e bloccarla immediatamente, impedendone l’applicazione.

Il Pentagono si difende sostenendo che l’accesso alle installazioni militari è un privilegio soggetto a regolamentazione e che serve a proteggere la sicurezza nazionale. Hegseth e i suoi collaboratori sono pronti a combattere usando proprio questi argomenti.

Quello che ha fatto più discutere è quanto accaduto questa settimana. Mentre i giornalisti esperti erano fuori dal Pentagono, il Segretario Hegseth ha accolto all’interno dell’edificio decine di influencer e content creator pro-Trump per sessioni di orientamento e conferenze stampa.

Questi creator, che hanno tutti firmato le nuove restrizioni rifiutate dal Times, sono stati presentati dal team di Hegseth come la “nuova stampa del Pentagono”, nonostante non abbiano esperienza nel giornalismo militare. Nel frattempo, i giornalisti veterani che hanno restituito i tesserini continuano a seguire le notizie del Pentagono dall’esterno.

Il portavoce Parnell, parlando dei giornalisti che se ne sono andati, ha dichiarato senza mezzi termini che hanno scelto di auto-espellersi e che “non ci mancheranno”. Il portavoce Kingsley Wilson, che non aveva mai tenuto nemmeno un briefing davanti alle telecamere quando c’erano i reporter storici, ha invece condotto con entusiasmo una conferenza stampa per il nuovo corpo stampa.

La Pentagon Press Association, che rappresenta la maggior parte dei giornalisti che hanno rifiutato le nuove regole, si è detta “incoraggiata” dalla decisione del Times di difendere la libertà di stampa. Il quotidiano ha sottolineato come decine di testate giornalistiche, anche di orientamento conservatore come Fox News e Newsmax, abbiano preso posizione contro queste limitazioni.

Anche se il Times è l’unico a intentare causa per ora, altre redazioni dovrebbero presentare documenti a sostegno del caso. Il Reporters Committee for Freedom of the Press (un’organizzazione che difende i diritti dei giornalisti) ha già annunciato che sosterrà l’azione legale.

Gabe Rottman, vicepresidente del comitato, ha spiegato che la policy del Pentagono è illegale perché dà ai funzionari governativi un potere incontrollato su chi ottiene le credenziali e chi no, qualcosa che il Primo Emendamento vieta espressamente.

Questa battaglia legale sarà probabilmente lunga e complessa, ma le conseguenze saranno importanti per il futuro della libertà di stampa negli Stati Uniti. In gioco c’è il rapporto tra i media tradizionali e le nuove forme di comunicazione digitale nell’era dei social media, e il diritto dei cittadini di ricevere informazioni indipendenti su quello che fa il proprio governo.

In primo piano
Condividi. Facebook WhatsApp Twitter Telegram Email

Potrebbero interessarti anche

“Stanno cancellando le donne curvy dalle passerelle”: Ashley Graham a gamba tesa contro Ozempic

4 Maggio 2026

Dalla Scozia medievale alla Casa Bianca: perché Trump e Re Carlo sono parenti

29 Aprile 2026

TIM, stop allo spot con Lopez: perché il Giurì ha bocciato la campagna “rete n.1 in Italia”

29 Aprile 2026
Facebook X (Twitter) Instagram
  • Home
  • Chi siamo
  • Staff e redazione
  • Contatti
  • Disclaimer
  • Cookie Policy
  • Privacy Policy
© 2026 CultWeb.it proprietà di Digital Dreams s.r.l. - Partita IVA: 11885930963 - Sede legale: Via Alberico Albricci 8, 20122 Milano Italy - [email protected] | Foto Credits: DepositPhotos

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Digita qui sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.