Qualcuno ha parlato di rebranding scioccante, ovvero di un processo di rinnovamento totale, di uno dei simboli del potere americano. Donald Trump infatti ha annunciato l’intenzione di rinominare il Dipartimento della Difesa in Dipartimento di Guerra. Secondo un ordine esecutivo che firmerà oggi, il nuovo nome sarà utilizzato come titolo secondario e il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, sarà noto come Segretario di Guerra. Questa decisione rappresenta un ritorno al passato, poiché il Pentagono, che sovrintende alle forze armate statunitensi, è il successore del Dipartimento di Guerra, istituito nel 1789 e attivo fino al 1947, cioè fino al termine della Seconda Guerra Mondiale e l’inizio della cosiddetta Guerra Fredda. Un salto indietro, però, che riporta a scenari inquietanti. Impossibile non pensare a quello che sta avvenendo in questi mesi segnati da due fronti di guerra terribili, Ucraina e Gaza (per non parlare delle scaramucce nucleari con l’Iran).
Eppure, Trump continua a voler essere definito uomo di pace. “Tutto quello che posso fare è spegnere le guerre. Non cerco l’attenzione. Voglio solo salvare delle vite“, ha detto alla CBS News.
Va detto che la responsabilità di creare dipartimenti esecutivi spetta al Congresso degli Stati Uniti, quindi sarebbe necessario un emendamento per cambiare legalmente il nome del dipartimento. Quindi l’ordine incarica Hegseth di raccomandare e includere azioni legislative ed esecutive per procedere verso una ridenominazione permanente del dipartimento.

L’ordine esecutivo, come riportato da BBC ha visionato il testo, afferma che il nome “Dipartimento di Guerra” trasmette un messaggio più forte di prontezza e risolutezza rispetto a “Dipartimento della Difesa”, che enfatizza solo le capacità difensive. Nell’intento di “proiettare forza e risolutezza”, l’ordine autorizza il segretario alla Difesa, il suo dipartimento e i funzionari subordinati a utilizzare i nuovi titoli come nomi secondari.
Perché cambiare, dunque? Perché secondo la Casa Bianca il dipartimento si è concentrato troppo sui programmi di diversità, equità e inclusione e sulla “ideologia woke“. Ci sarebbe bisogno, a dire di Trump, di un cambio di rotta.
Il costo di un rebranding definitivo è stimato intorno al miliardo di dollari, cifra che includerebbe la modifica di centinaia di agenzie, emblemi, indirizzi email, uniformi e altro, potenzialmente ostacolando gli sforzi del Pentagono per ridurre le spese e gli sprechi.
Trump ha ripetutamente proposto l’idea del cambio di nome, sostenendo che gli Stati Uniti hanno avuto una storia incredibile di vittorie in entrambe le guerre mondiali sotto il nome precedente (qui trovate tutti i conflitti a cui gli USA hanno partecipato negli anni). Ha anche espresso ottimismo sul fatto che i legislatori sosterrebbero tale cambiamento. “Sono sicuro che il Congresso sarà d’accordo se ne avremo bisogno. Non credo nemmeno che ne avremo bisogno“, ha detto il presidente la scorsa settimana.
La ridenominazione segna il 200° ordine esecutivo firmato dal presidente da quando è entrato in carica. Sebbene fosse in qualche modo attesa, arriva sulla scia della presentazione da parte della Cina di una serie di nuove armi, droni e altro hardware militare in una massiccia parata che molti hanno interpretato come un chiaro messaggio agli Stati Uniti e ai suoi alleati. Con il presidente cinese Xi Jinping, l’omologo russo Vladimir Putin e il leader supremo della Corea del Nord, Kim Jong-un amabilmente impegnati a chiacchierare della possibilità di vivere fino a 150 anni.
