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Home » Attualità » Trump vuole la Groenlandia: “Ci serve per difesa”. La premier danese: “Basta minacce”

Trump vuole la Groenlandia: “Ci serve per difesa”. La premier danese: “Basta minacce”

Trump rivendica la Groenlandia per motivi di sicurezza. La premier danese Frederiksen replica duramente: basta minacce a un alleato storico.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino5 Gennaio 2026
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Un paesaggio della Groenlandia
Un paesaggio della Groenlandia (fonte: Unsplash)

Le relazioni tra Stati Uniti e Danimarca attraversano un momento delicatissimo. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato in un’intervista rilasciata al magazine The Atlantic che Washington ha un bisogno assoluto della Groenlandia per ragioni di sicurezza nazionale. Parole che hanno provocato la ferma risposta della premier danese Mette Frederiksen, che ha intimato agli americani di smettere immediatamente con le intimidazioni verso un alleato di lunga data.

Le dichiarazioni di Trump arrivano subito dopo l‘operazione militare americana in Venezuela che ha portato all’arresto del presidente Nicolás Maduro, trasportato a New York dove dovrà affrontare un processo. Il leader della Casa Bianca ha spiegato la sua posizione affermando che l’immensa isola artica si trova circondata da imbarcazioni russe e cinesi, rendendo quindi strategico per gli Stati Uniti avere il controllo di quel territorio, che oggi appartiene al Regno di Danimarca, nazione membro sia dell’Unione Europea che della NATO.

Donald Trump annuncia il sequestro della petroliera
Donald Trump (fonte: YouTube NBC News)

La reazione della premier Frederiksen è stata immediata e nettissima. La leader danese ha affermato senza giri di parole che gli Stati Uniti non possiedono alcun diritto di impossessarsi di territori controllati dalla Danimarca. Secondo Frederiksen, non c’è alcuna logica nel fatto che Washington reclami il possesso della Groenlandia, dato che esiste già un accordo di difesa bilaterale che garantisce agli americani accesso completo all’isola per scopi militari.

La premier ha inoltre evidenziato come la Danimarca abbia destinato risorse consistenti per rafforzare la presenza militare nell’Artico e ha esortato gli Stati Uniti a interrompere le pressioni su un alleato storico. Le sue parole hanno sottolineato un punto fondamentale: i groenlandesi hanno già chiarito di non essere in vendita, rivendicando il principio basilare della sovranità territoriale.

La controversia si è accesa ulteriormente quando Katie Miller, podcaster americana sposata con Stephen Miller (uno dei più fidati consiglieri di Trump), ha condiviso sul suo profilo X un’immagine provocatoria: la mappa della Groenlandia completamente ricoperta dalla bandiera americana, accompagnata da una sola parola minacciosa: “Presto“. Il post ha suscitato l’immediata indignazione delle autorità danesi.

L’ambasciatore danese a Washington, Jesper Møller Sørensen, è intervenuto attraverso lo stesso social network ribadendo la posizione ufficiale di Copenaghen: la Danimarca pretende il totale rispetto dell’integrità territoriale del proprio Regno. Il diplomatico ha ricordato che Stati Uniti e Danimarca sono alleati strettissimi e dovrebbero proseguire la collaborazione come tali, sottolineando un concetto chiave: la sicurezza degli Stati Uniti coincide con la sicurezza della Groenlandia e della Danimarca.

L’ambasciatore ha ribadito che la Groenlandia è già parte integrante della NATO e che il Regno di Danimarca e gli Stati Uniti collaborano attivamente per garantire la sicurezza nell’Artico, una regione dove si sta intensificando la competizione geopolitica tra le maggiori potenze mondiali. La presenza di navi russe e cinesi nelle acque artiche, citata da Trump come principale motivazione delle sue richieste, conferma come quella zona del pianeta sia diventata un’area sempre più contesa.

Questa vicenda riporta alla luce un tema che Trump aveva già sollevato durante il suo primo mandato presidenziale, quando aveva manifestato l’intenzione di acquistare la Groenlandia, proposta respinta con decisione sia dalle autorità danesi che da quelle groenlandesi. La questione assume oggi una rilevanza ancora maggiore nel contesto delle crescenti tensioni globali e della corsa alle risorse artiche: il cambiamento climatico sta infatti rendendo accessibili zone prima inaccessibili, ricche di minerali fondamentali per le nuove tecnologie e attraversate da nuove rotte marittime strategiche.

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