Il 27 gennaio 2026 è arrivato un annuncio che ha fatto tremare il mondo: l’orologio dell’Apocalisse ha segnato 85 secondi prima della mezzanotte, il punto più vicino alla fine mai registrato. Quattro secondi in meno rispetto all’anno scorso potrebbero sembrare poca cosa, ma rappresentano un salto drammatico verso il baratro.
Ma cos’è esattamente questo orologio? Si tratta di un simbolo creato nel 1947 dal Bulletin of the Atomic Scientists, un’organizzazione fondata da giganti come Albert Einstein e Robert Oppenheimer subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. La mezzanotte rappresenta l’autodistruzione dell’umanità, e le lancette indicano quanto siamo vicini a quel momento. All’inizio della Guerra Fredda segnavano sette minuti: oggi siamo arrivati a meno di un minuto e mezzo.
A decidere lo spostamento delle lancette è un consiglio che include otto premi Nobel, che quest’anno hanno identificato tre crisi interconnesse.

La prima è quella nucleare. Tra una settimana scadrà il New Start, l’ultimo trattato rimasto tra Stati Uniti e Russia per limitare le armi atomiche. Daniel Holz, fisico dell’Università di Chicago che presiede il Consiglio per la Scienza e la Sicurezza, ha spiegato che per la prima volta in oltre cinquant’anni non ci sarà nulla a fermare una corsa sfrenata agli armamenti. Nel frattempo, le grandi potenze, America, Russia, Cina, stanno diventando sempre più aggressive, abbandonano le organizzazioni internazionali e agiscono in modo unilaterale. “Le conquiste globali faticosamente raggiunte stanno crollando”, ha dichiarato Holz.
Sul fronte climatico, le emissioni di CO₂ hanno toccato livelli record. Non solo: diversi governi stanno facendo marcia indietro sulle politiche ambientali che avevano adottato in passato, proprio mentre il pianeta continua a scaldarsi.
Ma forse la minaccia più insidiosa è quella che Maria Ressa, giornalista investigativa filippina e premio Nobel per la Pace, ha definito “la crisi sotto tutte le crisi”: la disinformazione. Secondo Ressa, stiamo vivendo un “Armageddon dell’informazione” in cui le bugie viaggiano più velocemente dei fatti, alimentate da tecnologie che guadagnano dalle nostre divisioni. Il problema si aggrava perché chi controlla le piattaforme digitali che plasmano le credenze di miliardi di persone si è fuso con chi controlla governi ed eserciti. “Abbiamo perso la battaglia per l’integrità dell’informazione”, ha detto Ressa, “e i meme sono diventati realtà”.
L’anno scorso le lancette si erano spostate di un solo secondo, accompagnate da promesse di pace e cooperazione. Alexandra Bell, presidente del Bulletin, ha però chiarito senza giri di parole: “La retorica non ha per nulla corrisposto alle azioni”.
Questo spostamento a 85 secondi è un segnale inequivocabile: ci troviamo nel momento più pericoloso della storia moderna. Le minacce si rafforzano l’una con l’altra mentre il sistema di sicurezza internazionale si sgretola. Non è più tempo di belle parole, ma di azioni concrete per tirare indietro quelle lancette.



