Le violenze esplose sabato a Torino durante il corteo contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza pubblica e accelerato i tempi per un nuovo decreto governativo. Al centro della cronaca l’aggressione brutale subita dall’agente di polizia Alessandro Calista, pestato da un gruppo di manifestanti incappucciati mentre era a terra, privato di manganello, casco e scudo. Uno degli aggressori lo ha colpito ripetutamente a martellate, in scene che hanno indignato il Paese.
Angelo Simionato, 22 anni di Arcidosso in provincia di Grosseto, è stato arrestato in flagranza differita grazie a una norma introdotta dal primo Decreto sicurezza. Il giovane è accusato di concorso in lesioni personali a un pubblico ufficiale in servizio, violenza e rapina. Farebbe parte della decina di manifestanti che si è accanita contro l’agente del reparto mobile, ma non sarebbe né l’uomo armato di martello né uno dei principali protagonisti del pestaggio.
Sono stati arrestati per ulteriori episodi di violenza anche altri due manifestanti italiani di 31 e 35 anni, mentre 24 persone sono state denunciate a vario titolo. Le indagini procedono per identificare tutti i responsabili degli scontri che hanno visto una frangia violenta di circa 600-700 persone, incappucciate e con il volto coperto, staccarsi dal corteo pacifico di ventimila manifestanti per cercare di raggiungere la sede di Askatasuna.
La premier Giorgia Meloni ha visitato domenica mattina l’agente Calista e un suo collega ricoverati all’ospedale Molinette di Torino, entrambi dimessi già in serata. Durante la visita ha ringraziato gli agenti a nome degli italiani, pubblicando poi sui social un video dell’incontro con il messaggio: “L’Italia giusta è al vostro fianco e vi sostiene. Sempre”.
Nelle dichiarazioni successive la presidente del Consiglio ha usato toni durissimi: “Questi non sono manifestanti. Questi sono criminali organizzati. Quando si colpisce qualcuno a martellate, lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto, molto gravi. Non è una protesta, non sono scontri. Si chiama tentato omicidio“. Meloni ha poi criticato la magistratura, affermando di aspettarsi che valuti questi episodi senza esitazioni, sottolineando come spesso alle denunce non seguano conseguenze concrete.
Il governo ha annunciato che accelererà l’approvazione del Decreto sicurezza-bis già in preparazione, che prevede misure più incisive per il controllo dell’ordine pubblico. Tra le novità principali figura l’istituzione di zone rosse vietate a determinati soggetti e l’introduzione dello scudo penale per le forze dell’ordine, oltre al rafforzamento del fermo preventivo per chi partecipa a manifestazioni.
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Secondo le ricostruzioni, i violenti che hanno fatto degenerare il corteo torinese sarebbero gruppi antagonisti senza un profilo ideologico unitario, accomunati dalla ricerca dello scontro fine a se stesso. Molti arrivano dalla Francia, in particolare da Marsiglia, altri da Genova, dal sud Italia, alcuni dalla Spagna e dall’Austria. Erano solo poche centinaia, ma sono bastati a trasformare una manifestazione pacifica in una guerriglia urbana.
Dietro queste violenze non sembra esserci opposizione politica ma contrapposizione cieca, non ci sono strategie ma tattiche di guerriglia urbana che si rinnovano a ogni occasione, con azioni organizzate e pianificate. L’obiettivo è sempre scagliarsi contro le forze dell’ordine, rappresentanti di un’istituzione avversa qualunque sia il partito o la coalizione al governo.
Alcuni di questi gruppi antagonisti negli ultimi mesi si sono infiltrati anche nei cortei di solidarietà per la Palestina. Il fenomeno presenta caratteristiche assimilabili ai combattimenti scatenati dagli ultras, dove vince chi riesce a far prevalere l’ultima mossa prima del fischio finale, in attesa del prossimo appuntamento.
L’opposizione ha espresso preoccupazione per le possibili strumentalizzazioni degli eventi. La leader del Pd Elly Schlein, pur condannando fermamente l’aggressione, si è detta preoccupata per le strumentalizzazioni e ha telefonato alla premier sottolineando che “in questi momenti le istituzioni devono unire, non dividere”. Il deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone ha replicato definendo i violenti “comunisti che votano per voi”.
Secondo alcuni osservatori, gli antagonisti hanno paradossalmente fatto il gioco del governo, offrendo l’opportunità di chiudere centri sociali storici come il Leoncavallo e Askatasuna e di accelerare il pacchetto sicurezza. Le nuove misure legislative sono accompagnate da rinnovate polemiche contro la magistratura, utili in vista del referendum. Una spirale dentro la quale i protagonisti della violenza di piazza sembrano trovarsi a proprio agio, e dove eventuali nuovi divieti o sanzioni diventeranno ulteriore motivo di raduni e scontri.



