Renato Zero ha recentemente rievocato il legame profondo e indissolubile che lo univa a Enrica Bonaccorti, scomparsa oggi a Roma dopo una breve malattia, definendolo un rapporto che non si è mai realmente concluso ma solo trasformato nel tempo. Durante una conversazione con il Corriere della Sera, l’artista aveva sottolineato come la conduttrice sia stata fondamentale per il suo debutto artistico, offrendogli supporto e introduzioni decisive quando era ancora un giovane esordiente. Questo legame, nato da una sintonia elettiva e non solo da un’attrazione fisica, rappresentava uno dei pilastri della vita privata e professionale del celebre cantautore romano.
Enrica Bonaccorti, infatti, la donna che lo aiutò a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo. Un rapporto che, nelle parole dell’artista, non si è mai davvero concluso. E la gratitudine nei suoi confronti non è venuta meno nemmeno un giorno.
Il nostro è stato un percorso meraviglioso, che non riguardava solo un’esigenza fisica. Era uno scambio continuo di emozioni. Con Enrica non è mai finita: i rapporti possono trasformarsi, ma certe vicinanze restano.
Quando si incontrarono, Renato era un ragazzo pieno di sogni ma con poche risorse, mentre lei era già una donna brillante e determinata. Fu proprio la Bonaccorti a presentargli un mecenate che gli permise di incidere il suo primo disco. Nello stesso periodo arrivò un altro incontro destinato a cambiare la sua storia: quello con Gianni Boncompagni. Fu lui a suggerire, quasi per scherzo, il nome d’arte che sarebbe diventato leggendario.
Mi disse: Fiacchini è fiacco, vale poco, vale zero. E così nacque il mio nome.
Quel Zero, nato come provocazione, negli anni si è trasformato in un simbolo di rivalsa e identità.
Del resto, la stessa Bonaccorti, in un’altra intervista al Corriere, ha detto del suo grande amore Renato:
“Ci eravamo conosciuti a piazza Navona, il nostro ufficio a cielo aperto. Avevamo 20 anni. Passavamo così le giornate, aspettando il miracolo. Con Renato mi si era sciolto il cuore, sentivo che dentro aveva una forza esplosiva. Facevamo spettacolini di cabaret. Lo accompagnavo con la 500 beige di mia madre, per non farlo andare in giro da solo, già con piume, trucco e tutine aderenti. A volte mettevo il tailleur e la borsa di mamma e fingevo di essere la sua manager. ‘Salve, vorrei proporvi lo show di Renato Fiacchini’.
Mi voleva bene. Baci ce ne sono stati. E molti abbracci. ‘Sei tanta’, mi diceva, ridendo delle mie forme prorompenti. Un’amicizia cosparsa di tenerezza e tanti sogni. Parlavamo per ore chiusi nella 500, targata Roma 20947. Negli anni Settanta non ci si fidanzava, si stava insieme e basta“.
Per lei, Renato Zero sospese uno dei suoi concerti a Roma scendendo tra il pubblico e abbracciandola forte. Un gesto che oggi ha un valore ancora più grande.



