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Home » Attualità » Referendum giustizia del 22-23 marzo 2026, la guida definitiva: come si vota e cosa cambia per i magistrati

Referendum giustizia del 22-23 marzo 2026, la guida definitiva: come si vota e cosa cambia per i magistrati

Referendum 22 marzo 2026: senza quorum, basta un voto in più per approvare la riforma della giustizia. Separazione carriere, doppio CSM e Alta corte disciplinare.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene18 Marzo 2026Aggiornato:18 Marzo 2026
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utente che vota
Utente che vota (fonte: Unsplash)

Domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 gli italiani sono chiamati alle urne per decidere il futuro dell’ordinamento giudiziario del Paese. Si tratta di un referendum costituzionale confermativo, una consultazione che presenta caratteristiche uniche rispetto ai referendum abrogativi a cui siamo abituati: non è previsto alcun quorum di partecipazione, il che significa che la riforma entrerà in vigore se i Sì supereranno i No, indipendentemente da quanti cittadini si presenteranno a votare.

I seggi saranno aperti domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. Gli elettori avranno a disposizione una singola scheda con due opzioni: approvare o respingere la legge di revisione costituzionale che modifica profondamente il sistema giudiziario italiano.

La riforma sottoposta al giudizio popolare si articola su tre pilastri fondamentali. Il primo è la separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e dei pubblici ministeri, che attualmente appartengono allo stesso corpo. Il secondo punto prevede lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura: verrebbero creati due Csm distinti, uno dedicato ai magistrati giudicanti e uno ai pubblici ministeri. Il terzo elemento chiave è l’istituzione di un’Alta corte disciplinare, un organismo composto da professionisti e magistrati, alcuni dei quali estratti a sorte, con il compito di valutare il corretto operato dei magistrati e le eventuali sanzioni disciplinari.

grafica con persone che votano (fonte: FreePik)

Per esercitare il diritto di voto è necessario presentarsi al seggio muniti di un documento di identità valido, come carta d’identità o passaporto, e della tessera elettorale. Se gli spazi sulla tessera per la certificazione del voto sono esauriti, è possibile richiedere il rinnovo presso l’Ufficio Elettorale del proprio Comune, esibendo il vecchio documento e un documento d’identità. In caso di furto o smarrimento della tessera elettorale, l’elettore può ottenere un duplicato recandosi in Comune.

Gli italiani residenti all’estero possono partecipare al referendum attraverso i consolati. Non sono richiesti documenti specifici, ma è fondamentale essere iscritti all’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. Il consolato di competenza invierà direttamente a casa degli elettori le schede, il certificato elettorale e le buste preaffrancate necessarie per la spedizione del voto.

La natura confermativa di questo referendum, disciplinata dall’articolo 138 della Costituzione, lo rende particolarmente significativo. La legge di revisione costituzionale è stata approvata dal Parlamento senza raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi, ed è stata quindi sottoposta al voto popolare. L’assenza del quorum rappresenta una differenza sostanziale rispetto ai referendum abrogativi: ogni singolo voto avrà lo stesso peso, rendendo determinante la scelta di chi si recherà alle urne.

Il dibattito politico sulla riforma ha coinvolto intensamente tutte le forze parlamentari, con il centrodestra schierato compattamente per il Sì e l’opposizione che sostiene il No. La campagna elettorale ha visto iniziative su tutto il territorio nazionale, dai banchetti informativi alle manifestazioni di piazza, segno dell’importanza che il Paese attribuisce a una consultazione che potrebbe ridefinire l’architettura della giustizia italiana per i decenni a venire.

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