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Home » Attualità » Iran, Trump sospende gli attacchi per 5 giorni: “Colloqui positivi”. Teheran nega tutto

Iran, Trump sospende gli attacchi per 5 giorni: “Colloqui positivi”. Teheran nega tutto

Trump sospende gli attacchi all'Iran per 5 giorni citando colloqui positivi. Teheran smentisce: lo Stretto di Hormuz resta chiuso.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino23 Marzo 2026
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Trump al Discorso sullo Stato dell'Unione 2026
Trump al Discorso sullo Stato dell'Unione 2026 (YouTube)

Dopo cinque settimane di conflitto tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra, la crisi in Medio Oriente mostra possibili spiragli di dialogo, ma con versioni contraddittorie che alimentano confusione e tensione. Al centro della disputa resta lo Stretto di Hormuz, arteria vitale per il trasporto di petrolio mondiale, che Teheran ha chiuso in risposta agli attacchi subiti.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato su Truth Social la sospensione per cinque giorni di qualsiasi attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane. La decisione è motivata dal tenore dei colloqui in corso tra le due nazioni, definiti dal presidente americano come approfonditi, dettagliati e costruttivi.

Secondo Trump, negli ultimi due giorni si sono svolti negoziati produttivi per una soluzione del conflitto. Il presidente ha specificato che la sospensione degli attacchi è condizionata al proseguimento positivo degli incontri e delle discussioni, che dovrebbero continuare per tutta la settimana. L’annuncio è arrivato poco prima dello scadere dell’ultimatum di 48 ore che Trump aveva lanciato sabato 21 marzo, minacciando di distruggere completamente i siti energetici iraniani se lo Stretto di Hormuz non fosse stato riaperto al traffico.

La reazione dei mercati finanziari alla notizia è stata immediata e positiva, con gli investitori che hanno interpretato la mossa come un segnale di possibile de-escalation in una regione strategica per l’economia globale. Lo Stretto di Hormuz rappresenta infatti il passaggio di circa un terzo del petrolio trasportato via mare a livello mondiale.

La versione di Teheran, però, contraddice completamente quella americana. L’agenzia iraniana Tasnim, considerata vicina alle Guardie della Rivoluzione, ha scritto su X che Donald Trump sta facendo marcia indietro per paura delle rappresaglie. Anche l’agenzia Fars ha smentito categoricamente l’esistenza di comunicazioni dirette o indirette con gli Stati Uniti, affermando che nessun negoziato è in corso tra le due nazioni.

bandiera iraniana arruffata
bandiera iraniana arruffata (fonte: FreePik)

Sul campo, la situazione resta incandescente. Un caccia statunitense è precipitato in Kuwait, mentre in Iran si registrano quattro morti in un attacco nella città di Marzdaran. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno sferrato massicci attacchi con droni contro postazioni separatiste a Erbil, in Iraq, secondo quanto riporta il Tehran Times.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno intercettato oggi sette missili balistici e 16 droni lanciati dall’Iran, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa emiratino. Il coinvolgimento degli alleati regionali degli Stati Uniti evidenzia come il conflitto rischi di estendersi oltre i confini iraniani, coinvolgendo l’intera regione del Golfo Persico.

La Cina ha lanciato un avvertimento sulla situazione, sottolineando il rischio che la crisi in Medio Oriente possa diventare incontrollabile se il presidente Trump porterà avanti le minacce di distruggere le centrali elettriche iraniane. Anche la Russia, tramite il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, ha chiesto una soluzione diplomatica, affermando che la situazione si sarebbe dovuta spostare molto tempo fa verso una via politica e diplomatica.

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che non c’è nessuna valutazione secondo cui il Regno Unito sia nel mirino di missili iraniani e ha smentito che missili abbiano colpito la base Diego Garcia nell’Oceano Indiano, aggiungendo che è necessaria una de-escalation.

Israele ha intensificato la pressione diplomatica contro chi non sostiene la campagna militare. Il ministero degli Esteri israeliano ha pubblicato su X un messaggio rivolto al premier spagnolo Pedro Sanchez, accusandolo di avere le proprie parole di condanna stampate sui missili iraniani lanciati contro civili. Tel Aviv ha ricordato che l’Europa, Spagna compresa, è nel raggio d’azione di quei missili.

Secondo quanto riportato dal Washington Post, citando funzionari della sicurezza statunitensi e israeliani, la nuova guida suprema dell’Iran Mojtaba Khamenei sarebbe ferita, isolata e non risponderebbe ai messaggi che gli vengono trasmessi. Khamenei risulta irreperibile da quando è stato proclamato guida suprema in seguito all’uccisione del padre durante gli attacchi israeliani.

Secondo fonti citate dal New York Times, il Mossad aveva elaborato un piano per eliminare i vertici iraniani e innescare una rivolta popolare. Il direttore dell’intelligence David Barnea aveva presentato la strategia al premier Netanyahu e a metà gennaio agli Stati Uniti, convinto che l’operazione potesse innescare una reazione a catena con il coinvolgimento dei movimenti etnici separatisti come i curdi. Tuttavia il regime si aspettava il colpo e la repressione attuata nelle settimane precedenti ha bloccato eventuali proteste. Per molti osservatori la contestazione nei confronti della Repubblica islamica non ha ancora la forza per portare a un cambio di regime, e l’inizio della campagna di bombardamenti ha avuto l’effetto opposto, spingendo Teheran a serrare i ranghi.

Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha dichiarato che entro un anno o due l’Iran avrebbe avuto la bomba nucleare, giustificando così l’urgenza dell’intervento militare. Israele ha riunito il gabinetto di sicurezza per valutare l’evoluzione della situazione e le prossime mosse da adottare in coordinamento con Washington.

Nelle prossime ore sarà cruciale verificare se i colloqui di cui parla Trump proseguiranno effettivamente e se porteranno a risultati concreti, oppure se la smentita iraniana prelude a una nuova escalation militare nella regione.

 

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