Cesare Parodi non è più il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. Lo ha comunicato lui stesso al Comitato Direttivo Centrale pochi minuti prima delle 15:00 del 23 marzo 2026, esattamente quando si chiudevano i seggi del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, vinto poi dal NO. Una coincidenza voluta, non casuale: Parodi ha scelto deliberatamente di anticipare le proiezioni per rendere chiaro a tutti che la sua uscita non aveva nulla a che fare con l’esito del voto. Che il referendum sulla riforma Nordio andasse in un senso o nell’altro, la sua decisione era già presa. Tuttavia, in un’intervista al Corriere della Sera di oggi, il magistrato è entrato nel dettaglio, spiegando come una critica lo abbia ferito in particolare in questi mesi convulsi:
“Sui social sono stato accusato di trascurare il mio lavoro. Una critica che mi ha infastidito profondamente e che respingo: si chieda agli avvocati che quotidianamente vengono nel mio ufficio per esigenze quotidiane se in qualche caso sono venuto meno alle loro sollecitazioni“.
Parodi, che ha sostenuto le ragioni del No nella campagna per il referendum, ha parlato di vittoria “valoriale”, sottolineando come a penalizzare il fronte del Sì ci abbia pensato anche un certo modo di rappresentare la magistratura (il riferimento è a Giusi Bartolozzi):
“Il risultato referendario testimonia che gli slogan non pagano. È più remunerativo adottare un certo equilibrio. Si è gridato spesso “vergognatevi!” ma si è trascurato altrettanto spesso di spiegare. Si può dire che è stato un comportamento penalizzante“.

Nato a Torino il 28 maggio 1962, Parodi ha indossato la toga nel 1990. Da lì, un percorso lungo e solido tutto costruito nella città sabauda: prima sostituto procuratore, poi, dal 2017, procuratore aggiunto con la responsabilità di coordinare il pool specializzato nei reati del cosiddetto “codice rosso”, violenza domestica, stalking, femminicidio. Un settore delicato, che richiede sensibilità e rigore insieme.
A novembre 2025 è arrivata la nomina a Procuratore della Repubblica di Alessandria, approvata all’unanimità dal plenum del CSM. Un incarico di grande responsabilità, che implica spostamenti continui e una presenza fisica costante sul territorio.
Sul fronte associativo, Parodi appartiene alla corrente Magistratura Indipendente, tradizionalmente considerata la componente più moderata e “di destra” dell’ANM. Eppure, quando a febbraio 2025 il Comitato Direttivo Centrale lo ha eletto presidente in sostituzione di Giuseppe Santalucia, il voto era stato unanime: tutte le correnti, comprese quelle progressiste, si erano ritrovate d’accordo sul suo nome. Un risultato raro, che diceva qualcosa sulla reputazione di equilibrio che Parodi si era guadagnato nel tempo.
Oltre ai motivi familiari, a pesare sulla decisione c’è stato anche lo stress accumulato. Il suo nome era emerso a sorpresa come candidato alla presidenza dell’ANM oltre un anno prima dell’effettiva elezione. Mesi di attenzione pubblica, confronti interni, pressioni istituzionali, tutto mentre il dibattito sulla riforma della giustizia raggiungeva livelli di intensità molto forti.
Le dimissioni di Parodi aprono una fase di transizione per l’ANM. Già sabato prossimo è in agenda una riunione del Comitato Direttivo Centrale, la stessa assemblea che nel febbraio 2025 lo aveva eletto all’unanimità. Sarà quella la sede in cui si deciderà il nome del nuovo presidente, chiamato a guidare l’associazione in un momento particolarmente complesso: la riforma della magistratura è ancora in piena discussione e il risultato del referendum non chiude il confronto, anzi lo rilancia.



