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Home » Attualità » Referendum giustizia 2026, vince il No: schiaffo al Governo o difesa della Costituzione?

Referendum giustizia 2026, vince il No: schiaffo al Governo o difesa della Costituzione?

Risultati referendum giustizia 2026: il No avanti con il 54%. Conte esulta, Meloni resiste. Analisi del voto, affluenza e reazioni politiche in diretta.
RedazioneDi Redazione23 Marzo 2026
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grafica che rappresenta voto
grafica che rappresenta voto (FreePik)

I primi dati ufficiali e le proiezioni del referendum costituzionale sulla giustizia del 23 marzo 2026 delineano una vittoria del “No”, attestato tra il 53% e il 54%. Mentre il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, celebra il risultato come una difesa della Costituzione, la maggioranza di governo minimizza l’impatto politico della consultazione. L’affluenza nazionale si è attestata sopra il 58%, rivelando però un’Italia spaccata tra un Nord favorevole alla riforma e un Centro-Sud orientato verso il mantenimento dello status quo. Forti le parole di Giorgia Meloni che in un messaggio su Instagram ha spiegato: “I cittadini hanno deciso, ma andiamo avanti“.

Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione! pic.twitter.com/9qWImTvXhE

— Giuseppe Conte (@GiuseppeConteIT) March 23, 2026

Lo spoglio delle schede, iniziato subito dopo la chiusura dei seggi alle ore 15:00, ha mostrato fin dalle prime battute un orientamento chiaro dell’elettorato. Secondo le proiezioni diffuse dalla Rai e da Tecnè, il fronte del “No” ha mantenuto un vantaggio costante, oscillando tra il 53,1% e il 53,9%, contro un “Sì” fermo intorno al 46%. Alle ore 15:40, con circa il 10% delle sezioni scrutinate certificate dal Viminale, il distacco tra i due schieramenti era già di 9 punti percentuali.

Un dato di rilievo riguarda la partecipazione dei cittadini: l’affluenza media ha superato il 58%, con picchi di mobilitazione in Emilia Romagna e Toscana (oltre il 66%) e il record assoluto registrato a Firenze con il 70%. Al contrario, il Sud ha fatto registrare numeri sensibilmente più bassi, con la Sicilia che si è fermata poco sopra il 46% e la Sardegna al 51%.

Il “Caso Lombardo-Veneto” e la geografia del voto

L’analisi territoriale del voto evidenzia un’eccezione geografica significativa nel Settentrione. Lombardia e Veneto si sono confermate le roccaforti del “Sì”, con percentuali di favorevoli alla riforma rispettivamente al 57% e al 59%. Anche il Friuli Venezia Giulia ha seguito questa tendenza con il 54%. In tutto il resto della penisola, invece, il fronte contrario alla revisione costituzionale ha prevalso in modo netto.

Questa discrepanza territoriale riflette anche le diverse motivazioni emerse dai sondaggi di opinione. Secondo i dati di Youtrend per SkyTg24, chi ha votato a favore della riforma lo ha fatto principalmente per sostenere la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti. Sul fronte opposto, la motivazione trainante è stata la volontà di non alterare l’architettura della Carta Costituzionale, un segnale interpretato dagli analisti più come un orientamento “conservativo-istituzionale” che come una pura opposizione al governo in carica.

Le reazioni politiche: tra esultanza e difesa

Il mondo politico ha reagito immediatamente ai risultati. Giuseppe Conte ha affidato ai social un laconico ma entusiasta: “Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione!”, seguito da Andrea Orlando che ha definito l’esito “una vittoria del popolo italiano”. Anche all’interno dei Palazzi di Giustizia l’atmosfera è stata di soddisfazione: a Milano, i magistrati riuniti nella sede dell’ANM hanno accolto con applausi i primi exit poll, pur invitando alla cautela in attesa dei dati definitivi.

Poco dopo, la segretaria del PD, Elly Schlein ha aggiunto: “Abbiamo vinto, una maggioranza del Paese ha fermato una riforma sbagliata. Una vittoria ancora più bella, perché partivamo da una sconfitta annunciata, invece abbiamo ribaltato quell’esito. Hanno fatto la differenza i giovani, nonostante non potessero votare i fuorisede. Appena vinceremo le elezioni faremo una legge che permetta ai fuorisede di votare. È stato un no a una riforma sbagliata e all’arroganza del governo”.

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