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Home » Attualità » Referendum giustizia, Nordio esclude le dimissioni dopo la vittoria del No: “Successe anche a Churchill. Ho ancora da fare”

Referendum giustizia, Nordio esclude le dimissioni dopo la vittoria del No: “Successe anche a Churchill. Ho ancora da fare”

Il ministro della Giustizia, dopo la sconfitta del Sì, non si dimetterà: citando Churchill, ha annunciato le future priorità del Governo.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene24 Marzo 2026
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Carlo Nordio
Carlo Nordio (fonte: YouTube/Sky Tg24)

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha rotto il silenzio all’indomani della bocciatura referendaria della riforma costituzionale sulla giustizia, escludendo categoricamente qualsiasi ipotesi di dimissioni. Interpellato sulla possibilità di un passo indietro dopo la vittoria del No, ha risposto senza esitazioni: “No, perché? Fa parte della politica perdere le elezioni. Successe anche a Churchill, dopo la seconda guerra mondiale”.

Il paragone con il leader britannico che perse le elezioni nel 1945 subito dopo aver guidato il Regno Unito alla vittoria bellica non è casuale. Nordio ha voluto sottolineare come anche le sconfitte più brucianti facciano parte del gioco democratico, precisando di non considerare il risultato referendario una sconfitta personale: “Era una riforma in cui credevo e in cui penso di aver messo tutto l’impegno possibile. Ero certo che avremmo vinto. Mi inchino al popolo sovrano”.

Il ministro ha tenuto a specificare che nonostante la battuta d’arresto ha ancora molte cose da fare, anche se alcune riforme inevitabilmente si fermeranno. Tra queste, la limitazione della custodia cautelare potrebbe risultare più difficile da realizzare, mentre si fermerà definitivamente il percorso per rendere più effettivo l’articolo 111 della Costituzione. “Non rientrerà dalla finestra ciò che è uscito dalla porta”, ha chiosato Nordio.

Sul fronte delle priorità future, il ministro ha annunciato un cambio di strategia: l’attenzione si sposterà sull’efficientamento della giustizia, con i concorsi da bandire per completare la pianta organica dei magistrati e la stabilizzazione del personale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. “Prendendola con filosofia diciamo che la sconfitta ci fa risparmiare molto tempo che avremmo dovuto dedicare ai decreti attuativi”, ha affermato con una punta di ironia.

Nordio ha smentito categoricamente le indiscrezioni su presunte ritorsioni e trasferimenti nel suo dicastero dopo le polemiche sui casi Bartolozzi e Delmastro, definendole “wishful thinking di persone con una certa ostilità verso la struttura”. Il ministro ha anche rivelato di aver incontrato la presidente Meloni a Milano per la chiusura della campagna referendaria, che gli ha augurato semplicemente “buon lavoro”, senza alcuna tensione.

Giorgia Meloni (YouTube)

Riguardo alla campagna referendaria, Nordio ha riconosciuto una difficoltà di comunicazione su un tema complesso: “Noi abbiamo provato a spiegare con parole semplici, ma non siamo riusciti a fugare la paura che venisse scassata la Costituzione”. Il ministro ha sottolineato come i referendum costituzionali siano storicamente difficili da vincere in Italia, ad eccezione di quello sull’abolizione di una quota di parlamentari.

L’analisi geografica del voto ha mostrato un’Italia divisa: nel Nordest, area di origine del ministro, i Sì hanno prevalso nettamente. A Treviso città il No ha vinto di stretta misura con il 50,39% contro il 49,61%, ma nella vasta provincia i Sì hanno trionfato con oltre il 60% dei consensi. Al contrario, nel Centro-Sud la prevalenza dei No è stata più marcata.

Nordio ha concordato con il sottosegretario Fazzolari sul fatto che ora l’azione delle toghe potrebbe risultare più invasiva, limitando l’iniziativa politico-parlamentare in alcuni ambiti a cominciare dall’immigrazione. Tuttavia, ha respinto le accuse dell’opposizione secondo cui i casi Bartolozzi e Delmastro abbiano influenzato il voto: “Considerato che da entrambe le parti sono stati usati argomenti equivalenti credo che non abbiano influito in nulla”.

Sul mancato accoglimento degli emendamenti dell’opposizione durante l’iter parlamentare, il ministro si è difeso affermando che non ne è mai stato presentato uno accettabile: “Hanno sempre detto ‘Se volete discutere prima ritirate la proposta di legge'”. Nordio ha ribadito la disponibilità al dialogo, ma dopo il risultato referendario l’attenzione si concentrerà sull’efficienza del sistema giustizia.

Il ministro ha concluso rivendicando la nobiltà della battaglia combattuta, nonostante la sconfitta, citando il lavoro dell’ex partigiano Giuliano Vassalli per rendere il giudice terzo e imparziale: “Ho tenuto una media di quattro conferenze al giorno, solo nella convinzione di continuare quel lavoro. E, come si dice, le battaglie più nobili sono quelle combattute con più energia. Anche quando vengono perdute”.

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