La Commissione Affari giuridici dell’Eurocamera ha respinto la revoca dell’immunità all’eurodeputata di AVS (Alleanza Verdi Sinistra) Ilaria Salis con 13 voti contro 12. Questo significa che per ora Ilaria Salis mantiene la sua protezione parlamentare. Ripercorriamo la vicenda brevemente.
Ilaria Salis è un’insegnante italiana di 40 anni che nel 2024 è stata eletta eurodeputata con Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) mentre si trovava in carcere a Budapest. Era rimasta in carcere dal febbraio del 2023 al maggio del 2024 con l’accusa, da lei sempre respinta, di aver aggredito dei neonazisti a una manifestazione di estrema destra a Budapest.
Quando è stata eletta al Parlamento Europeo, ha automaticamente ottenuto l’immunità parlamentare, una protezione speciale che hanno tutti i parlamentari europei. L’immunità parlamentare è come uno “scudo” che protegge i parlamentari dall’essere arrestati o processati mentre svolgono il loro lavoro. Serve a garantire che possano lavorare liberamente senza pressioni politiche. Tuttavia, questa protezione può essere tolta se il Parlamento Europeo decide che ci sono motivi validi per farlo.

Quando un paese (in questo caso l’Ungheria) vuole processare un eurodeputato, deve chiedere al Parlamento Europeo di togliergli l’immunità. La procedura si svolge in due fasi:
- prima fase – La Commissione: la Commissione Affari Giuridici del Parlamento Europeo esamina la richiesta e dà un parere. È quello che è successo oggi, e la commissione ha detto “no” alla richiesta ungherese.
- Seconda fase – Il Parlamento: ora la decisione finale spetta a tutti i 720 eurodeputati riuniti in seduta plenaria. Il voto si terrà il 7 ottobre a Strasburgo e servirà la maggioranza semplice (metà più uno dei presenti).
Il parere della commissione non è vincolante, significa che i parlamentari in plenaria possono decidere diversamente. Tuttavia, di solito il Parlamento segue le indicazioni della commissione specializzata.
La decisione è stata molto equilibrata. Nella commissione ci sono 25 membri, e il voto è stato 13 contro 12. Due eurodeputati del Partito Popolare Europeo (PPE, il gruppo di centro-destra) hanno votato a favore di Salis, risultando determinanti per il risultato.
Questa vicenda va oltre il singolo caso di Salis. Lo stesso giorno la commissione ha esaminato anche le richieste dell’Ungheria per revocare l’immunità ad altri due parlamentari: Péter Magyar (leader dell’opposizione ungherese) e Klára Dobrev (socialista ungherese). Molti vedono in queste richieste un tentativo del governo di Viktor Orbán di colpire i suoi oppositori politici.
Se il 7 ottobre il Parlamento Europeo dovesse decidere di revocare l’immunità, Salis potrebbe essere arrestata e riportata in Ungheria per il processo. Salis chiede al governo italiano di intervenire perché il processo avvenga in Italia: i suoi avvocati sostengono che questo passaggio non richiederebbe la revoca dell’immunità. L’eurodeputata ha sempre respinto le accuse e sostiene che in Ungheria non avrebbe un processo giusto a causa del clima politico. Per l’eurodeputata di AVS quello in Ungheria sarebbe un “processo politico, dove la sentenza è già scritta“.



