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Home » Attualità » Cosa succede quando Mattarella convoca il Consiglio Supremo di Difesa: l’organo che entra in gioco nelle crisi

Cosa succede quando Mattarella convoca il Consiglio Supremo di Difesa: l’organo che entra in gioco nelle crisi

Mattarella ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa per il 13 marzo: cos'è, chi ne fa parte e perché la riunione sulla guerra in Iran è così importante.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino10 Marzo 2026Aggiornato:10 Marzo 2026
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Mattarella che parla
Mattarella che parla (YouTube)

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fissato per venerdì 13 marzo 2026, alle ore 10, una riunione straordinaria del Consiglio Supremo di Difesa nella sede del Palazzo del Quirinale. Al centro dei lavori, la guerra in Iran e l’escalation in Medio Oriente: un conflitto che si sta allargando rapidamente e che rischia di produrre conseguenze dirette anche per l’Italia. La convocazione arriva in un momento di fortissima tensione internazionale. Dopo la morte dell’Ayatollah Khamenei, avvenuta a fine febbraio, e l’ascesa al potere del figlio Mojtaba Khamenei, le ostilità tra Iran, Israele e Stati Uniti sono sfociate in un conflitto aperto. La NATO ha abbattuto un missile balistico iraniano sopra la Turchia, membro dell’alleanza, alimentando il dibattito sull’applicazione dell’articolo 5, quello che prevede la difesa collettiva in caso di attacco a un Paese membro. Anche Cipro, Paese dell’Unione Europea, è stato colpito da attacchi. Sul fronte interno, la premier Giorgia Meloni sta valutando l’introduzione di accise mobili per limitare gli effetti della crisi sui prezzi di benzina e diesel.

Di fronte a uno scenario così complesso, il Capo dello Stato ha ritenuto indispensabile riunire al più presto i vertici politici e militari del Paese.

Palazzo del Quirinale
Il Palazzo del Quirinale (fonte: Wikimedia Commons)

Che cos’è il Consiglio Supremo di Difesa

Il Consiglio Supremo di Difesa è un organo di rilievo costituzionale, citato espressamente nell’articolo 87 della Costituzione italiana e istituito con legge nel lontano 1950. Non è un organo operativo, non comanda direttamente le forze armate, ma è il luogo istituzionale in cui i massimi responsabili della sicurezza nazionale si riuniscono per analizzare scenari, discutere strategie e definire gli orientamenti politici in materia di difesa.

In parole semplici: è la sede in cui lo Stato si confronta ad alto livello prima di prendere decisioni importanti.

Chi siede al tavolo

Il Consiglio è presieduto dal Presidente della Repubblica e riunisce il Presidente del Consiglio dei ministri, i ministri di Esteri, Interno, Economia e Finanze, Difesa e Imprese e Made in Italy, oltre al Capo di Stato Maggiore della Difesa. Alle riunioni partecipano per prassi anche il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il Segretario Generale del Quirinale e il Segretario del Consiglio stesso. A seconda dei temi in agenda, possono essere coinvolti ulteriori ministri, i capi di stato maggiore delle singole forze armate, il Comandante dell’Arma dei Carabinieri o esperti con competenze specifiche in campo scientifico, industriale o militare.

Come funziona in pratica

La legge prevede che il Consiglio si riunisca almeno due volte l’anno, ma il Presidente può convocarlo ogni volta che la situazione lo richiede. Si tratta, in questo caso, di una convocazione straordinaria, come tali ne ha già indette una ventina nel corso del suo mandato, tre sole nel 2025: a marzo sulle minacce spaziali, a maggio sul riarmo europeo e a novembre sul sostegno all’Ucraina.

Al termine di ogni riunione, il Quirinale pubblica un comunicato di sintesi. I verbali completi, invece, restano riservati ai partecipanti.

Cosa significa per l’Italia

L’Italia non è direttamente coinvolta nel conflitto, ma ha contingenti militari in aree sensibili, come la missione UNIFIL in Libano, e sul proprio territorio ospita basi militari americane, tema che tiene banco nel dibattito politico. Sul tavolo del 13 marzo ci sarà anche la questione degli aiuti ai Paesi del Golfo, dopo che il governo ha già dato il via libera all’invio di sistemi di difesa aerea verso Emirati, Qatar e Kuwait.

La riunione di venerdì non deciderà se l’Italia entrerà in guerra, quella è una prerogativa del Parlamento, ma contribuirà a definire la linea strategica del Paese in uno dei momenti più delicati degli ultimi decenni.

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