La delicata situazione della Global Sumud Flotilla, la spedizione di attivisti che vuol portare cibo e generi di prima necessità alla popolazione di Gaza, si gioca su più tavoli. Il primo, più importante, è quello del mare. Il gruppo di navi è ormai a circa 350 miglia dalla meta, con una stima di 3-4 giorni di navigazione. Le imbarcazioni avanzano, dunque, sotto la costante sorveglianza di droni e in condizioni di mare agitato, tenendo fede alla missione.
A terra, invece, proseguono gli sforzi diplomatici per evitare la durissima reazione di Israele. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro della Difesa Guido Crosetto sono intervenuti personalmente, cercando di dissuadere gli attivisti dai pericoli di una missione che lo stesso Crosetto ha definito esposta a rischi elevati e irrazionali non gestibili”, qualora si tentasse di forzare il blocco navale israeliano. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto contatti con i rappresentanti della Flotilla, mentre il presidente della CEI, cardinale Matteo Zuppi, ha proposto una soluzione alternativa: lasciare il carico umanitario destinato a Gaza a Cipro, sotto la custodia del Patriarca di Gerusalemme. Tuttavia, ogni tentativo di mediazione è stato declinato dagli attivisti.

A Roma è arrivata la portavoce italiana di Flotilla, Maria Elena Delia. Delia ha ribadito la ferma intenzione di proseguire, sottolineando che la navigazione avviene in acque internazionali e, pertanto, in “totale legalità”. Accompagnata da Simona Moscarelli e Giorgina Levi, Delia ha incontrato il ministro Crosetto e i leader dell’opposizione italiana, ma il messaggio è rimasto univoco: la missione va avanti. L’obiettivo primario non è solo la consegna di aiuti umanitari, ma “forzare il blocco navale e aprire corridoi umanitari permanenti“, una sfida diretta alla politica israeliana nella Striscia.
Da parte sua, Israele ha confermato l’intenzione di impedire che il blocco navale venga forzato. Il presidente israeliano Isaac Herzog ha assicurato all’ambasciatore italiano Luca Ferrari che le forze armate sono state incaricate di intervenire “senza utilizzare forza letale“. Nonostante ciò, il ministero degli Esteri israeliano ha etichettato la spedizione come “provocazione” al servizio di Hamas, negandone la natura umanitaria. Un precedente risale a giugno, quando la barca Madleen, con a bordo 12 persone tra cui Greta Thunberg e lo skipper barese Tony Lapiccirella, fu abbordata dalle forze israeliane a 110 miglia da Gaza, ancora in acque internazionali.
In Italia, la determinazione degli attivisti ha trovato sostegno tra le forze di opposizione. Elly Schlein, segretaria del Pd, ha auspicato che il canale di dialogo con il Patriarcato latino rimanga aperto e ha invitato il governo a proteggere la missione. Giuseppe Conte, leader del M5S, ha espresso pieno sostegno alla decisione di navigare “in acque territoriali palestinesi e non israeliane”, mentre Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di AVS hanno dichiarato che la responsabilità dei rischi non ricade sulla Flotilla, ma sul governo israeliano che “continua a violare sistematicamente il diritto internazionale”.
La situazione rimane estremamente tesa. Le parole del comandante della nave Zefiro della Flotilla, che ha paventato un “prossimo attacco micidiale” con “feriti e forse anche vittime”, dipingono un quadro di crescente preoccupazione. Mentre le barche si avvicinano a Gaza, il mondo osserva, consapevole che i prossimi giorni potrebbero scrivere un capitolo drammatico in questa complessa vicenda.



