Greta Thunberg: un nome che risuona in tutto il mondo, sinonimo di lotta contro il cambiamento climatico. Ma chi è veramente questa giovane attivista che ha mobilitato milioni di persone? Nata a Stoccolma il 3 gennaio 2003, figlia della cantante d’opera Malena Ernman e dell’attore Svante Thunberg, Greta ha dimostrato fin da piccola una spiccata sensibilità per l’ambiente, diventando vegana e influenzando le scelte della sua famiglia.
A 13 anni le viene diagnosticata la sindrome di Asperger, una condizione che lei stessa considera un “superpotere”, un modo diverso di vedere il mondo che le ha permesso di focalizzarsi sulla crisi climatica con una determinazione fuori dal comune. Nell’estate del 2018, a soli 15 anni, Greta decide di dare una svolta alla sua vita e alla storia del pianeta: di fronte all’inerzia dei governi riguardo al cambiamento climatico, inizia il suo sciopero scolastico davanti al Parlamento svedese, con un semplice cartello: “Skolstrejk för klimatet” (Sciopero scolastico per il clima).
Questo gesto, inizialmente solitario, diventa rapidamente un simbolo di ribellione globale. Nasce il movimento Fridays for Future, che mobilita studenti di tutto il mondo in diversi scioperi per il clima. Greta diventa la voce di una generazione che chiede un futuro sostenibile: dai discorsi alla COP24 di Katowice al World Economic Forum di Davos, dalle Nazioni Unite alla PreCop26 di Milano, Greta non ha mai smesso di denunciare l’inazione dei potenti e di esortare all’azione immediata.

Il suo messaggio, diretto e senza compromessi, ha scosso le coscienze e ha contribuito a portare la questione climatica al centro del dibattito pubblico. “Bla, bla, bla”, ha tuonato di fronte ai leader mondiali, accusandoli di ipocrisia e di fare promesse a vuoto. Il suo impegno non si è fermato nemmeno durante la pandemia, trovando nuove forme di attivismo online.
Greta Thunberg non è solo un’attivista, ma anche un simbolo di speranza per un futuro migliore. La sua storia, raccontata anche nel documentario I am Greta – Una forza della natura, è un esempio di come la determinazione di una singola persona possa cambiare il mondo. E il suo segreto? Forse è proprio la sua capacità di vedere il mondo con occhi diversi, di guardare oltre le apparenze e di parlare con il cuore. Oltre al suo attivismo, Greta è anche autrice, insieme alla sua famiglia, del libro La nostra casa è in fiamme. La nostra battaglia contro il cambiamento climatico, un racconto intimo e toccante della sua vita e della sua battaglia per il clima.
Negli ultimi anni l’attivismo di Greta si è ampliato abbracciando anche altre tematiche, comunque connesse alla crisi climatica: fortemente critica nei confronti del capitalismo, che punta a una crescita economica costante senza alcun riguardo per le gravi conseguenze economiche, sociali e ambientali di questo approccio, è convinta che solo un cambiamento a livello sistemico possa salvare il pianeta. Si è schierata più volte a fianco dei lavoratori che manifestavano per i loro diritti, spiegando che “quella di chi si batte per riuscire ad arrivare a fine mese è la stessa lotta di chi si batte contro la fine del mondo”.
E non stupisce che Greta sia anche fermamente contro le guerre e le varie forme di sfruttamento e colonialismo che affliggono il pianeta: ha partecipato a numerose manifestazioni a sostegno della Palestina e si è unita nei giorni scorsi alla Global Sumud Flotilla, su una barca che ieri è stata attaccata da un drone mentre si trovava in acque tunisine. Seppur indignati per l’attacco, che ha danneggiato gravemente l’imbarcazione, i membri dell’equipaggio – Greta compresa – si stanno ora mobilitando per proseguire in qualche modo il loro viaggio.
A chi le chiede cosa l’abbia portata dalle battaglie per il clima all’impegno per la causa palestinese, Greta risponde: “Io davvero non capisco come non si possa vedere il legame. Agiamo sempre in coerenza con gli stessi valori: giustizia, libertà, sostenibilità, benessere umano e planetario. È lo stesso sistema che provoca genocidi, che distrugge gli ecosistemi, la biosfera, l’atmosfera, destabilizzandola. E se restiamo uniti, siamo molto più forti e molto più capaci di abbattere quei sistemi. Per me è la stessa lotta. Non possiamo avere giustizia climatica senza una Palestina libera, perché non possiamo avere giustizia climatica senza giustizia sociale“.
