Una scena drammatica si è verificata ieri pomeriggio all’ospedale Fornaroli di Magenta, nella zona ovest di Milano. Circa duecento persone hanno letteralmente invaso il pronto soccorso dopo la morte di Adamo Massa, un uomo di 37 anni deceduto in seguito alle ferite riportate durante un tentativo di rapina. Il gruppo, composto da amici e parenti dell’uomo, è arrivato da Torino percorrendo 120 chilometri appena diffusasi la notizia. L’ingresso dell’ospedale è stato preso d’assalto: nel caos qualcuno ha addirittura sradicato la porta a vetri del pronto soccorso tentando di raggiungere la stanza dove si trovava il corpo di Massa.
I carabinieri sono intervenuti con diverse pattuglie per ripristinare l’ordine, creando un cordone di sicurezza e permettendo l’accesso solo ai familiari più stretti. Gli altri hanno dovuto attendere fuori.
Poco prima delle 16, la madre di Adamo è uscita in carrozzella, scortata dai militari. In quel momento duecento persone si sono girate verso di lei e si è fatto silenzio. Poi le urla disperate della donna hanno spezzato la quiete: “Perché? Perché me l’hanno ammazzato”, ha gridato mentre sfogava la rabbia sulla sedia a rotelle e sulla stampella. La folla l’ha circondata per abbracciarla e consolarla, accompagnandola fino all’auto tra le lacrime.
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Massa, di etnia sinti e residente nel campo nomadi Sangone di Torino, avrebbe dovuto compiere 38 anni tra dieci giorni. Lascia una compagna e un figlio.
L’uomo era rimasto ferito mortalmente durante una rapina a Lonate Pozzolo, nel Varesotto, nella mattinata di ieri. Secondo le prime ricostruzioni, dopo essere stato coinvolto in una colluttazione con Jonathan Rivolta, durante il colpo, i due complici lo avevano abbandonato davanti al pronto soccorso di Magenta un paio d’ore dopo, prima di darsi alla fuga.
Massa aveva un lungo passato criminale: gli inquirenti lo descrivono come un soggetto attivo in tutto il nord Italia, dalla Lombardia fino alla Versilia, con numerosi precedenti per reati contro il patrimonio, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamenti.
La sua attività principale riguardava furti in abitazione e truffe agli anziani. Insieme ai complici si presentava alle vittime spacciandosi per poliziotto, tecnico del gas o dell’acquedotto per sottrarre denaro, oro e gioielli. Durante gli arresti, le forze dell’ordine gli avevano sequestrato un vero arsenale da professionista: veicoli camuffati, targhe false, sirene e distintivi contraffatti, ricetrasmittenti e persino mezzi trasformati in camerini mobili per cambiare aspetto con parrucche e divise. Non mancavano gli strumenti per lo scasso, come flessibili e grimaldelli per forzare serrature e casseforti.
