La premier italiana Giorgia Meloni parteciperà oggi a New York per partecipare all’80esima Assemblea generale dell’Onu. Assemblea che sarà naturalmente dominata dalla delicata questione di Gaza e dalla guerra tra Russia e Ucraina. Nella giornata di ieri, con l’Italia che ha protestato in blocco a supporto della Palestina, il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto seguito alla decisione di Regno Unito, Australia e Canada di riconoscere lo stato palestinese, dichiarando come questo sia un passo cruciale per la risoluzione della questione. Non la pensa così Meloni. La presidente del Consiglio ha definito un azzardo il riconoscimento. Secondo la premier, concentrarsi sulla costruzione diplomatica e sulla ricostituzione delle condizioni necessarie per l’esistenza di uno Stato è prioritario. Solo quando questo processo avrà dato i suoi frutti, ci saranno un territorio e dei dati reali da riconoscere.
Questa posizione sarebbe supportata dal fatto che al momento “c’è rimasto ben poco” da considerare Stato. Ma perché Meloni considera il riconoscimento un azzardo? Secondo la Convenzione di Montevideo del 1933, uno Stato deve avere quattro caratteristiche: un popolo, un territorio, un governo e la capacità di intrattenere rapporti diplomatici. La Palestina ha una popolazione permanente, ma il territorio è in parte occupato da Israele. In Cisgiordania, l’Autorità Nazionale Palestinese esercita funzioni limitate, sempre a causa della presenza israeliana. Dal 2007, Gaza è sotto l’amministrazione di Hamas.
Il riconoscimento avrebbe implicazioni pratiche, a partire dalle ambasciate. Oggi nel mondo ci sono solo Missioni Diplomatiche. Inoltre, favorirebbe procedure come il rilascio dei visti e gli scambi commerciali. I paesi che riconoscono la Palestina non potrebbero più comprare prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori occupati.
La posizione italiana è minoritaria nella comunità internazionale. Ben 151 paesi hanno già riconosciuto la Palestina. Tuttavia, il governo italiano ha modificato la sua politica negli ultimi mesi: prima non votava le risoluzioni dell’ONU a favore della Palestina, ora vota sì o si astiene. Ha anche votato la risoluzione francese per un percorso a tappe verso il cessate il fuoco e la ricostruzione.



