La notizia era stata anticipata qualche mese fa, ma ora si è arrivati al dunque. Regno Unito, Canada e Australia hanno formalmente riconosciuto lo stato di Palestina, rompendo con la posizione degli Stati Uniti e aprendo un nuovo capitolo nelle relazioni internazionali in Medio Oriente. Questa decisione, accolta con favore da molti palestinesi, ha suscitato una forte reazione da parte del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, sostenuto dagli Stati Uniti.
Netanyahu, durante una riunione di governo, ha promesso una risposta a questa “propaganda diffamatoria” e alle richieste di creazione di uno stato palestinese, che considera una minaccia per l’esistenza di Israele e un “premio assurdo per il terrorismo”. Il primo ministro israeliano ha accennato a possibili discussioni interne sull’annessione della Cisgiordania occupata, incontrando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump la settimana successiva per discutere la risposta di Israele. Netanyahu, forte del sostegno americano, sembra intenzionato a proseguire sulla strada dell’espansione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania, considerati illegali dal diritto internazionale.

La decisione di Regno Unito, Canada e Australia, considerati stretti alleati di Israele, è stata motivata dalla volontà di porre fine alla guerra a Gaza, che dura da quasi due anni, e di sostenere la soluzione dei due stati. Tuttavia, questo riconoscimento ha solo rafforzato la posizione del governo israeliano, con gli alleati di estrema destra di Netanyahu che chiedono l’annessione totale o parziale della Cisgiordania. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha definito l’annessione l’unica risposta possibile, mentre il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha proposto di applicare la sovranità israeliana nella prossima riunione di governo.
Keir Starmer, leader dell’opposizione britannica, ha riconosciuto lo stato di Palestina, sottolineando l’importanza di questo gesto per mantenere viva l’idea di uno stato palestinese, contrastando la politica israeliana. Tuttavia, il governo britannico è stato criticato per la sua risposta tardiva e timida alla situazione a Gaza, in particolare per il suo rifiuto iniziale di sostenere un cessate il fuoco e per aver ricevuto il presidente israeliano a Downing Street, nonostante le sue dichiarazioni considerate incitamento al genocidio da una commissione delle Nazioni Unite.
Nonostante la sospensione delle vendite di armi offensive a Israele, aziende britanniche hanno continuato a fornire migliaia di articoli militari, comprese munizioni. La pressione dell’opinione pubblica ha spinto il governo britannico a prendere provvedimenti, come sanzioni contro ministri israeliani di estrema destra per incitamento alla violenza e il riconoscimento dello stato di Palestina, ma queste azioni sono state percepite come tardive e insufficienti.
Il riconoscimento dello stato di Palestina da parte di questi paesi rappresenta una sfida significativa alla politica estera degli Stati Uniti e potrebbe influenzare altri paesi alleati a seguire l’esempio. Resta da vedere quale sarà la risposta concreta di Israele e come questo riconoscimento influenzerà il conflitto israelo-palestinese.



