Da un lato la Russia, che temporeggia, alza la posta e presenta le sue condizioni storiche come punto di partenza non negoziabile; dall’altro gli Stati Uniti, decisi a chiudere presto il conflitto e poco inclini a esercitare pressioni pubbliche su Putin. In mezzo, l’Ucraina e l’Europa cercano di mantenere uno spazio negoziale che garantisca sicurezza e sovranità a Kiev. Potremmo sintetizzare così le ultime frenetiche ore di trattativa USA – Russia per arrivare a una pace nel conflitto con l’Ucraina. Vladimir Putin ha incontrato per quasi cinque ore al Cremlino l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump, in quella che rappresenta una delle sessioni diplomatiche più lunghe e significative dall’inizio del conflitto. Un incontro partito non proprio sotto i migliori auspici, viste le parole del leader russo, qualche ora prima.
Putin, infatti, aveva lanciato nuove minacce ai Paesi europei, spiegando che l’Europa subirebbe una “sconfitta rapida” se entrasse in guerra diretta con la Russia, aggiungendo “Gli europei cercano di ostacolare gli sforzi di pace americani. La Russia non ha intenzione di combattere con l’Europa, ma se vuole la guerra noi siamo pronti”. Il riferimento, nemmeno troppo velato, era alle parole dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone che aveva parlato, tempo fa, di possibili attacchi preventivi alla Russia da parte della Nato.
Il presidente russo ha inoltre ventilato una possibile stretta sull’accesso ucraino al Mar Nero in risposta ai recenti attacchi con droni contro la cosiddetta flotta ombra russa, aumentando ulteriormente la pressione su Kiev e i suoi alleati occidentali. La strategia, insomma, è questa: spingere Trump a scegliere da che parte stare, provando in tutti i modi a escludere l’Europa dal tavolo delle trattative.
Al netto di questo, però, le diplomazie si sono subito messe in azione. Il colloquio, iniziato con ritardo dopo una lunga attesa per la delegazione americana, è stato definito dal Cremlino come “produttivo”, “costruttivo” e “molto utile”. Secondo Kirill Dmitriev, consigliere di Putin per la cooperazione economica, e Yuri Ushakov, consigliere presidenziale russo presente all’incontro, in queste cinque ore è stato possibile discutere dell diverse opzioni per porre fine al conflitto ucraino.
Durante le trattative sono state esaminate diverse opzioni per un piano di soluzione della questione ucraina, con particolare attenzione alla questione dei territori che Kiev dovrebbe cedere e alle prospettive di cooperazione economica tra Russia e Stati Uniti. Ushakov ha però chiarito che “un compromesso non è stato ancora trovato” e che “alcune proposte americane appaiono più o meno accettabili”, mentre altre rimangono distanti dalle posizioni russe.
Da Washington, Donald Trump ha definito il conflitto “un disastro” e “un casino”, ribadendo la volontà di chiuderlo alla svelta. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che sono stati compiuti “alcuni progressi” nei colloqui, spiegando che l’obiettivo è “capire con cosa potrebbero convincere gli ucraini che dia loro garanzie di sicurezza per il futuro”. Rubio ha aggiunto che gli Stati Uniti sperano in un compromesso che permetta agli ucraini “non solo di ricostruire la loro economia, ma di prosperare come Paese”.

Volodymyr Zelensky, da Dublino, ha reagito con cautela alle notizie sui negoziati. Il presidente ucraino ha sottolineato che nulla può essere deciso sull’Ucraina senza l’Ucraina e che servono garanzie di sicurezza. Zelensky ha espresso timori sulla linea americana: pur apprezzando la rapidità dei negoziati, teme che Trump non abbia la volontà politica di imporre a Putin compromessi dolorosi e che, se gli alleati occidentali “si stancassero”, la Russia otterrebbe ciò che vuole senza pagare un prezzo. Il leader ucraino ha anche affermato che la fine della guerra è “più vicina che mai, ma ancora con nodi da sciogliere”.
Nei prossimi giorni è possibile un nuovo passaggio di consultazioni tra gli inviati americani e Zelensky, forse a Bruxelles. Il presidente ucraino ha dichiarato di essere disponibile, ma valuterà “i prossimi passi” sulla base dei risultati della missione americana al Cremlino.



