La crociata dell’amministrazione Trump contro la cultura woke ha trovato un nuovo, inaspettato bersaglio: il carattere tipografico Calibri. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha ordinato al Dipartimento di Stato e a tutte le ambasciate nel mondo di abbandonare definitivamente questo font, reintroducendo il tradizionale Times New Roman in tutti i documenti ufficiali.
La decisione arriva tramite un memorandum interno diffuso dal New York Times, che cancella gli standard grafici adottati dall’amministrazione Biden nel gennaio 2023. All’epoca, l’introduzione del Calibri era stata motivata da ragioni di accessibilità: questo carattere sans serif, privo cioè dei piccoli segni decorativi alle estremità delle lettere, risulta più leggibile per le persone con disabilità visive o dislessia grazie alle sue lettere più semplici e distanziate.
Per Rubio, però, il passaggio al Calibri non rappresentava un miglioramento nella comunicazione ma piuttosto un regalo “dispendioso” alle politiche di diversità, equità, inclusione e accessibilità, note con l’acronimo DEIA. Nel memorandum ufficiale, il Segretario di Stato definisce il font inadatto alla comunicazione diplomatica e sostiene che la scelta del 2023 abbia ridotto la percezione di formalità nei documenti americani.
La motivazione ufficiale è esplicita: il Calibri è troppo informale e “woke” per rappresentare degnamente gli Stati Uniti. Secondo Rubio, il carattere “stona” con l’intestazione ufficiale dell’agenzia e degrada la corrispondenza del Dipartimento. Il ritorno al Times New Roman, utilizzato dal 2004 al 2023, permetterà invece di “ripristinare il decoro e la professionalità nel lavoro scritto del Dipartimento”.
Il Times New Roman viene definito nella nota come un font “generalmente percepito come sinonimo di tradizione, formalità e cerimonia”, in linea con la passione del presidente Trump per la classicità romana. La scelta si inserisce nel quadro dell’ordine esecutivo One Voice for America’s Foreign Relations, che mira a uniformare l’immagine della diplomazia statunitense secondo criteri di stabilità istituzionale.

Rubio ha ammesso che “sebbene il passaggio a Calibri non sia stato fra i casi più illegali, immorali, radicali o dispendiosi di diversità, equità e inclusione del Dipartimento, era comunque puramente cosmetico” e non aveva ottenuto alcun risultato concreto se non un presunto degrado della corrispondenza ufficiale.
L’uso dei caratteri tipografici per scopi identitari e politici non rappresenta una novità nella storia. Durante il regime nazista, la Germania enfatizzò i caratteri gotici come il Fraktur, considerandoli la vera scrittura tedesca in opposizione ai font latini percepiti come stranieri. Nell’Unione Sovietica staliniana degli anni Venti, il Realismo socialista impose un linguaggio visivo che privilegiava caratteri molto leggibili e lineari, privi di svolazzi decorativi, per essere comprensibili dalle masse.
Anche nell’Italia fascista, pur senza decreti specifici che imponessero un singolo font nazionale, vi fu una chiara orientazione ideologica nelle scelte tipografiche: le iscrizioni monumentali in caratteri maiuscoli ispirati alle epigrafi romane e lo stile “littorio” con lettering geometrico ed essenziale divennero elementi distintivi della comunicazione del regime.
Curiosamente, anche Microsoft ha recentemente abbandonato il Calibri: dopo averlo adottato nel 2007 come font predefinito del pacchetto Office in sostituzione del Times New Roman, nel 2023 l’azienda di Redmond lo ha sostituito definitivamente con Aptos, che rimane comunque un carattere sans serif, quindi della stessa famiglia grafica del Calibri.
La battaglia contro un semplice carattere tipografico si inserisce nella più ampia lotta dell’amministrazione Trump contro le politiche pro-diversità e inclusione, avviata sin dall’inizio del mandato nel gennaio 2025. Per il presidente americano, anche dettagli apparentemente tecnici come la scelta di un font diventano terreno di scontro simbolico nella guerra culturale contro quella che definisce l’ideologia woke, impegnata contro le discriminazioni e le disuguaglianze.



