Quella di Luigi Celeste è una storia di violenza, dolore e riscatto. Nel 2008, all’età di 23 anni, uccise il padre per difendere la madre e il fratello da anni di abusi. Un atto estremo per il quale ha scontato 9 anni di carcere, principalmente a Bollate. Ma è dalla prigione che parte la sua rinascita. Prima, studiando per diventare esperto di cybersecurity. Poi, con la decisione di mettere nero su bianco la sua vicenda, in un libro, Non sarà sempre così, scritto a quattro mani in carcere con Sara Loffredi, che Francesco Costabile ha portato al cinema in Familia, presentato con successo a Venezia 2024 nella sezione Orizzonti. E che ora è stato designato per rappresentare l’Italia nella lunga corsa verso gli Oscar (qui avevamo spiegato il meccanismo di scelta).
Il film, interpretato da Barbara Ronchi e Francesco Gheghi (premiato come Miglior attore protagonista alla Mostra del Cinema di Venezia 2024), racconta la storia di Licia, una donna intrappolata in un matrimonio violento. Costretta a denunciare il marito Franco, interpretato da Francesco Di Leva, dopo ripetute aggressioni, Licia lotta per proteggere i suoi due figli, Luigi e Alessandro, interpretati rispettivamente da Francesco Gheghi e Marco Cicalese. Pur con qualche adattamento, la pellicola è rimasta fedele alla vicenda.
Il percorso verso gli Oscar è ancora lungo. Il prossimo step è l’annuncio della shortlist il 16 dicembre, che includerà i quindici migliori film internazionali selezionati dall’Academy. Le nomination saranno poi annunciate il 22 gennaio 2026.
Indipendentemente da questo, però, la vittoria, intesa come realizzazione di una profonda trasformazione, è già avvenuta per Luigi. “I miei ricordi da bambino sono quelli di mio padre che picchia a sangue mia mamma o di quando andavamo a trovarlo in carcere“, racconta in un’intervista a Wired. Una vita, la sua, vissuta in costante tensione. La sera del 20 febbraio 2008, la situazione precipita. “Se quella sera fossi uscito di casa – spiega Celeste a La Repubblica -, tornando avrei trovato mia madre e mio fratello non più in vita“.
La condanna a 12 anni e 4 mesi (poi ridotti a 9) lo segna profondamente. “Speravo in un po’ di comprensione, una pena mite, la possibilità di tornare a casa“, confessa. Ma, come detto, è proprio tra le mura del carcere di Bollate che inizia il suo percorso di redenzione. Grazie ad un’academy di informatica sponsorizzata, Luigi diventa il primo detenuto in Italia a ottenere la certificazione Cisco CCNA, seguita poi dalla CCNA Security, un risultato notevole.
Uscito dal carcere nel 2016, Luigi inizia a lavorare come libero professionista nel settore delle reti informatiche. La sua determinazione e le competenze acquisite gli permettono di entrare in una multinazionale che è il suo trampolino di lancio. Oggi lavora a Strasburgo come Cyber Security Engineering e Senior Offensive Security Officer per l’agenzia europea Eu-LISA, dove si occupa di testare la sicurezza di sistemi IT su larga scala, incluso il nuovo Sistema di Controllo delle Frontiere Europee.
“Ho voluto raccontare la mia storia, sperando sia da monito, e per certi aspetti di esempio o utilità“, ha concluso Luigi Celeste.



