Potevamo attenderci un certo successo in Italia, ma non che Il Mostro di Firenze, miniserie in quattro episodi diretta da Stefano Sollima e dedicata a uno dei casi di cronaca più raccapriccianti in Italia potesse conquistare il mondo. Invece, è finita in testa alla classifica globale di Netflix con 9,6 milioni di visualizzazioni nella settimana dal 20 al 26 ottobre.
Il dato risulta ancora più significativo se confrontato con le performance degli show in lingua inglese: durante lo stesso periodo, la seconda stagione di “Nobody Wants This” ha guidato la classifica delle serie anglofone con 8,6 milioni di views, rendendo di fatto la produzione italiana lo show televisivo più visto in assoluto su Netflix quella settimana. Lanciata il 22 ottobre, la miniserie è salita al primo posto in 44 territori nel mondo e si è posizionata nella top 10 di 85 paesi.
Il successo globale di questa produzione riporta alla luce una delle pagine più oscure della cronaca italiana. Il titolo fa riferimento al serial killer che terrorizzò la Toscana tra la fine degli anni ’60 e la metà degli anni ’80, commettendo otto doppi omicidi nell’arco di 17 anni. Le vittime erano sempre coppie appartate in auto in luoghi isolati intorno a Firenze, e l’assassino utilizzava sempre la stessa arma: una Beretta calibro 22. L’identità del mostro di Firenze non è mai stata accertata con certezza (nonostante vari tentativi di profiling), e questo mistero irrisolto ha affascinato generazioni di italiani. Ora, grazie a Netflix, sta conquistando il pubblico internazionale.
L’approccio narrativo scelto dagli autori è particolare. Invece di seguire una linea investigativa unica, ogni episodio racconta la storia di un uomo che, in un determinato momento, gli investigatori hanno ritenuto potesse essere l’assassino. Focalizzandosi in particolare sulla cosiddetta “pista sarda”.
Girata in gran parte in location reali a Firenze e nei suoi dintorni, la serie ricrea l’atmosfera degli anni in cui i delitti sconvolsero la comunità toscana, offrendo uno spaccato storico e sociale dell’Italia di quel periodo.

Andrea Scrosati, chief operating officer del gruppo Fremantle e amministratore delegato per l’Europa continentale, ha commentato il risultato con soddisfazione: “Il successo globale di Il Mostro di Firenze su Netflix sottolinea il potere e la portata delle grandi storie, indipendentemente da dove provengano”.
Un riconoscimento che celebra non solo il team creativo e produttivo italiano, ma anche la capacità delle piattaforme di streaming di superare le barriere linguistiche e culturali, portando contenuti locali a un pubblico mondiale. Chissà che ora non possa arrivare una seconda stagione, visto che l’ultimo episodio si chiude alludendo alla figura di Pietro Pacciani. C’è materiale a sufficienza per altri episodi. Anche solo per vedere qualcuno interpretare la poesia di Pacciani.



