“A parte mia madre, è l’unica donna che abbia mai amato“. Così Pier Paolo Pasolini parlava di Maria Callas, la diva che ricambiava quel sentimento con una potenza devastante.
Tutto comincia nel 1969, quando il 47enne regista friulano decide di girare una versione cinematografica di Medea. Il produttore Franco Rossellini sogna da tempo di convincere la 46enne Callas a debuttare come attrice, senza cantare. Maria, però, vuole prima vedere Teorema, il film precedente di Pasolini, e ne rimane così profondamente colpita da accettare immediatamente di essere diretta da lui.
L’incontro tra i due è un vero colpo di fulmine. Entrambi vivono un momento di estrema fragilità interiore. Lei è reduce dalla delusione inflittale dall’armatore greco Aristotele Onassis che, dopo quasi nove anni di relazione, ha sposato a sorpresa Jacqueline Kennedy invece di lei, spezzandole il cuore. Anche Pasolini, secondo molte testimonianze, è disperato per la situazione con Ninetto Davoli, il giovane attore di cui si è innamorato. Bastano pochi giorni sul set perché Maria Callas inizi a confidarsi con l’amica Dacia Maraini con queste parole:
Scelgo sempre uomini che non vanno bene per me, ma sento che Pier Paolo è quello giusto. Che ne dici?.
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La diva aveva perso la testa per il suo regista, nonostante sapia bene della sua omosessualità, e lui sembra veramente sulla via di un cambio di direzione improvviso. I due, dunque, danno vita a un rapporto fatto di confidenza, lunghe ore passate insieme, giornate al mare tra il set in Cappadocia e quello a Grado. Sicuramente platonico ma non troppo, perché si scambiano baci appassionati.
Sul set, poi, lui la protegge, la tratta con i guanti di velluto. Lei è docilissima, fa tutto quello che le chiede senza mai protestare. Pasolini le regala anche due anelli, uno mentre sono in Turchia e l’altro alla fine delle riprese. Quei due gioielli Maria Callas li interpreta come una specie di fidanzamento, un segnale che ce l’ha quasi fatta, che un giorno Pier Paolo l’avrebbe sposata.
Ed anche i rotocalchi dell’epoca iniziano a riempire pagine e pagine di pettegolezzi e illazioni sul legame tra i due. Si parla di una festa di fidanzamento a Grado, di una possibile conversione di Pasolini all’eterosessualità auspicata da parenti e amici. Tutti sperano e tifano, in una vera e propria congiura del mondo per il suo bene. A questo, però, si aggiunge anche la rabbia di Laura Betti, la gelosia di Ninetto Davoli e le speranze di Susanna, la madre di Pasolini, che si sogna suocera di Maria.
Ma Pier Paolo è omosessuale, e questo non si cambia. Pur tenendo molto a lei, dunque, Pasolini non ha nessuna possibilità di mutare ciò che è dalla nascita. Nonostante questo i due continuano a frequentarsi anche dopo aver finito le riprese. Fanno un viaggio in Africa con Dacia Maraini e Alberto Moravia, lei lo ospita nell’isola greca di Tragonisi, lui le dedica versi da cui si capisce la purezza del sentimento ma anche qual è il limite. Come spiegano i curatori della mostra Silvia De Laude e Giuseppe Garrera, si tratta di una storia d’amore eccezionale con protagonisti eccezionali, ma soprattutto di un quadro sociale delle convenzioni e dei pregiudizi di quel tempo.
Non c’è dubbio che Pasolini sia stato preso da incantamento per Maria Callas, e Maria Callas da incantamento per Pasolini, entrambi in maniera abissale. Tutta la lavorazione di Medea è risultata essere una cerimonia di incantesimo, per Pasolini fino allo stordimento. Ma una storia d’amore è sempre in primo luogo una storia di bisogno d’amore, presa di coscienza della propria solitudine su questa terra.
Quando la notte del 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini viene massacrato all’Idroscalo di Ostia, lei ancora un po’ ci sperava. Lo pianse molto, ma non gli sopravvisse a lungo. Due anni dopo, il 16 settembre 1977, anche Maria Callas viene trovata morta nella sua casa di Parigi. Il suo cuore perennemente infranto non è riuscito a tenere più insieme i pezzi e se ne è andata anche lei a 53 anni, la stessa età dell’ultimo uomo che aveva amato. Il suo ultimo amore impossibile.



