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Home » Sport » My Way, la Coppa Davis, la Lazio: in centinaia al Foro Italico per l’ultimo saluto a Nicola Pietrangeli

My Way, la Coppa Davis, la Lazio: in centinaia al Foro Italico per l’ultimo saluto a Nicola Pietrangeli

L'addio a Nicola Pietrangeli al Foro Italico tra commozione e ricordi, con My Way a salutare la leggenda del tennis italiano.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino3 Dicembre 2025Aggiornato:3 Dicembre 2025
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Nicola Pietrangeli con la Coppa Davis
Nicola Pietrangeli con la Coppa Davis (fonte: YouTube/ Sky Sport)
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Centinaia di persone hanno atteso in fila al Foro Italico di Roma per dare l’addio a Nicola Pietrangeli, la leggenda del tennis italiano scomparsa il primo dicembre a 92 anni. La camera ardente, inizialmente prevista per un altro giorno ma posticipata per il maltempo, si è svolta dalle 9 alle 12 del mattino sul campo che dal 2006 porta il suo nome.

L’arrivo della bara è stato accompagnato dalle melodie di Charles Aznavour, mentre al momento dell’ultimo saluto hanno risuonato le note di My Way di Frank Sinatra, scelta personalmente dal campione per questo momento.

Tra i primi ad arrivare c’era Giovanni Malagò, presidente del Coni, che ha ricordato un legame nato fin dall’infanzia: “Il nostro era un rapporto nato quando ero bambino. Aveva un modo di vivere scanzonato: mi chiamava Giovannino, mai mi avrebbe voluto o potuto chiamare presidente. Se ne va un amico di famiglia”.

Anche Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i giovani, ha partecipato alla commemorazione definendola una giornata di “dolce tristezza”: “Rappresenta l’eccellenza delle persone, trattava tutti allo stesso modo, dal capo di stato a chi salutava per strada. Il fatto che questo campo dal 2006 sia intitolato a lui testimonia la sensibilità avuta nel riconoscere la grandezza di questa persona: siamo campioni del mondo di coccodrilli e di ricordi quando le persone se ne vanno, con Pietrangeli c’è stata la capacità di glorificarlo per quello che è stato già in vita”.

Camera ardente Pietrangeli
Il gonfalone della Lazio e la Coppa Davis davanti al feretro di Nicola Pietrangeli (fonte: YouTube/Sky Sport)

Filippo, uno dei figli del campione, ha sottolineato quanto fosse centrale per suo padre rappresentare l’Italia: “La maglia azzurra era tutto per lui”. Un sentimento confermato da Filippo Volandri, capitano della Nazionale maschile vincitrice per tre volte della Coppa Davis: “Ci ha lasciato l’insegnamento di come si ami la maglia azzurra e di come ci si attacchi alla Coppa Davis: questo è ciò che ha tramandato, prima ai suoi giocatori Panatta, Bertolucci, Barazzutti e Zugarelli e poi a noi”.

Angelo Binaghi, presidente della Federazione italiana tennis e padel, ha evidenziato una coincidenza particolare: Pietrangeli se n’è andato “al termine dei due mesi che sono invece stati i più belli della storia del nostro sport”. E ha aggiunto: “Ha dato tanto al tennis italiano: anzi, è stato il tennis italiano. Girare il mondo con lui ha significato essere orgoglioso di essere italiano”.

Alla commemorazione erano presenti molte figure del mondo dello sport, tra cui Adriano Panatta, le capitane delle nazionali Tathiana Garbin e Filippo Volandri, l’ex presidente del Coni Giovanni Malagò e il presidente della Federbasket Gianni Petrucci. Quest’ultimo ha ricordato: “Ci univa anche un rapporto personale di amicizia e il fatto che parlavamo sempre della Lazio. Aveva una classe, una sensibilità e uno stile che erano sotto gli occhi di tutti. E aveva un pregio, non parlava male di nessuno, era tutto centrato sull’ironia”.

Anche Bruno Giordano, ex calciatore della Lazio, che ha presentato il suo gonfalone, ha voluto ricordare la passione calcistica di Pietrangeli: “Me lo ricordo quando veniva a Tor di Quinto a giocare con noi e a prendere qualche calcio dai difensori come Wilson, Oddi, Petrelli. Giocava bene, era un buon centrocampista. È giusto che venga ricordato così perché era un grande campione ma soprattutto una grande persona”.

Tra le presenze più toccanti quella di Licia Colò, compagna storica di Pietrangeli, che ha commentato con emozione: “È uscito a modo suo, con My Way ci ha fatto piangere, mentre lui sicuramente in questo momento riderà. Lascia un grande vuoto in me e in tutti noi, ma lascia anche una nipotina meravigliosa e una storia che continuerà a essere ricordata. Se devo indicare un difetto, forse l’arroganza ma per me è anche un pregio: era uno tosto, che andava sempre controcorrente quando diceva le cose, aveva tanti amici e tanti nemici e questo significava avere coraggio”.

Durante la commemorazione, l’attore Roberto Ciufoli ha letto un estratto dell’autobiografia di Pietrangeli intitolata “Se piove, rimandiamo”, un titolo diventato profetico visto che proprio il maltempo aveva costretto a rimandare di un giorno la camera ardente. Dopo la benedizione, le note di My Way hanno accompagnato l’uscita della bara, trasportata poi nella chiesa di Santa Maria Gran Madre di Dio a Ponte Milvio, dove si svolgono i funerali in forma privata.

Nicola Pietrangeli fu il primo italiano a vincere il Roland Garros, trionfo che riuscì a replicare per due volte consecutive, nel 1959 e nel 1960. È stato anche protagonista della storica vittoria in Coppa Davis del 1976 come capitano non giocatore. Quella Coppa Davis che è stata posizionata davanti al suo feretro.

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