Le elezioni regionali del 25 novembre 2025 hanno scritto pagine di cronaca politica ricche di colpi di scena. In Campania, dove Roberto Fico del centro-sinistra ha conquistato una maggioranza schiacciante che gli permetterà di guidare la regione, si consuma il paradosso più clamoroso: Gennaro Sangiuliano, giornalista ed ex ministro della Cultura, conquista un seggio in Consiglio regionale con la lista di Fratelli d’Italia, ottenendo 9.902 preferenze e classificandosi al secondo posto. Una manciata di voti in più, decisivi.

Il contrasto più stridente emerge con il risultato di Maria Rosaria Boccia, la donna al centro dello scandalo estivo che aveva coinvolto proprio Sangiuliano. Candidata nella lista del sindaco di Terni Bandecchi, la Boccia si è fermata a soli 89 voti, classificandosi sedicesima su 27 candidati.
Non è andata meglio a Daniela Di Maggio, madre di Giovanbattista Cutolo, il ragazzo ucciso per futili motivi al centro di Napoli. Candidata come capolista a Napoli per la Lega, ha raccolto 964 preferenze, un risultato insufficiente per l’elezione.
In Puglia, che sarà guidata da Antonio Decaro, sempre del centro sinistra, si registra un’altra esclusione eccellente: Nichi Vendola, ex governatore e leader di Alleanza Verdi e Sinistra, non entrerà in Consiglio regionale nonostante le 9.698 preferenze raccolte, di cui 6.624 nella sola Bari. A determinare l’esclusione è stata la percentuale di AVS, di poco superiore al 4%, insufficiente secondo la legge elettorale regionale che calcola le soglie sui voti del presidente e non della coalizione.
Il Veneto registra un altro terremoto politico con l’esclusione di numerosi consiglieri uscenti. Restano fuori i capigruppo di Zaia Presidente Alberto Villanova e della Lega Giuseppe Pan, oltre al presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti e al vicepresidente Enoch Soranzo. Tra gli esclusi anche esponenti di primo piano di Fratelli d’Italia come Joe Formaggio e Sergio Berlato, e di Forza Italia come Toni Da Re e Fabrizio Boron.
Marco Rizzo, leader di Democrazia Sovrana e Popolare, ha ottenuto in Veneto l’1,09% delle preferenze, un risultato che lo ha spinto a sfogarsi sui social con un post polemico: “Questo sistema di voto non funziona più”, ha scritto il candidato, evidenziando le difficoltà delle formazioni politiche minori nel sistema elettorale attuale.



