Il Tribunale di Roma ha deciso che Vittorio Sgarbi non ha bisogno di un amministratore di sostegno per vivere la sua vita di tutti i giorni. Ma c’è un “però”: il giudice vuole capire se il critico d’arte sia davvero in grado di prendere decisioni molto importanti che riguardano il suo futuro.
La giudice Paola Scorza ha respinto la richiesta avanzata dalla figlia di Sgarbi, Evelina, che due mesi fa aveva chiesto al tribunale di nominare una persona che aiutasse il padre a gestire i suoi affari. La ragione? Evelina è preoccupata per la salute mentale del padre, che all’inizio dell’anno ha attraversato un periodo di grave depressione.
La sentenza è chiara: per le cose ordinarie della vita quotidiana, Sgarbi è perfettamente capace di cavarsela da solo. Il professor Ugo Ruffolo, avvocato del critico d’arte, ha spiegato che il giudice ha riconosciuto come Sgarbi sia circondato da persone che lo amano davvero, come la fidanzata Sabrina Colle e la sorella Elisabetta, che poco tempo fa aveva parlato con grande tenerezza del fratello.

Il punto delicato riguarda invece le decisioni straordinarie: fare testamento, gestire ingenti somme di denaro o sposarsi. Per queste scelte il tribunale vuole essere sicuro che Sgarbi sia davvero consapevole di quello che fa. Per questo ha nominato una psicologa, la dottoressa Lilli Romeo, che dovrà visitare il critico d’arte e verificare se le sue capacità mentali gli permettano di comprendere il peso delle sue decisioni.
La consulenza tecnica, che si concluderà in circa un mese o un mese e mezzo, dovrà stabilire se Sgarbi presenta problemi psicologici o cognitivi che potrebbero influenzare la sua capacità di decidere autonomamente. In particolare, la dottoressa Romeo verificherà se il critico d’arte capisce davvero le conseguenze personali, economiche e legali di scelte come il matrimonio o la gestione dei suoi beni.
Questa valutazione è fondamentale perché Sgarbi ha annunciato di voler sposare Sabrina Colle, la sua compagna da trent’anni, con una cerimonia a Venezia. Ma fino a quando la perizia non sarà completata, le nozze dovranno aspettare.
Evelina Sgarbi, assistita dall’avvocato Lorenzo Iacobbi, ha accolto positivamente la decisione di nominare un medico. “È un segnale importante che lascia sperare per la salute di mio padre”, ha dichiarato. La figlia del critico ha raccontato di aver visto il padre “trasfigurato, un’altra persona”, e di aver chiesto l’intervento del tribunale solo per proteggerlo.
Evelina ha anche parlato di mesi difficili, durante i quali si è sentita attaccata da quella che definisce “una macchina del fango”. Ha espresso tristezza per il Natale che sta per arrivare, sapendo che il padre non sta bene. Nel suo appello aveva specificato che l’amministratore di sostegno non è un tutore permanente, ma una figura temporanea che serve a proteggere gli interessi della persona quando questa non è in grado di farlo da sola.
L’avvocato Ruffolo ha però respinto le accuse di Evelina, definendo “curiose” le sue parole. Ha precisato che Sgarbi aveva offerto più volte alla figlia di vederla, ma lei non si è mai presentata. Il legale ha insistito sul fatto che il critico d’arte non è affatto circondato da persone che lo manipolano, come sostiene la controparte, ma da affetti sinceri.
Il caso aveva fatto scalpore dopo un’intervista di Evelina a Verissimo, in cui aveva spiegato di voler fare chiarezza attraverso accertamenti medici. “Né io né la sua compagna siamo le persone giuste per gestire questa situazione”, aveva detto, chiedendo un aiuto esterno.
Il tribunale ha sospeso ogni decisione sulla gestione straordinaria del patrimonio di Sgarbi in attesa di ricevere la documentazione medica completa. La psicologa Romeo avrà il compito di esaminare tutti gli atti disponibili, parlare con i medici che hanno seguito il critico e fare una valutazione approfondita delle sue condizioni mentali.
Solo dopo questa perizia si capirà se Vittorio Sgarbi potrà sposarsi, fare testamento o gestire autonomamente il suo patrimonio, oppure se avrà bisogno di un sostegno per queste decisioni importanti. Per ora, la vita quotidiana del critico d’arte continua senza restrizioni.
