Il mondo delle materie prime ha vissuto giorni di autentica turbolenza. Dopo una risalita che aveva portato l’oro a superare i 5.500 dollari per oncia troy (ozt) e l’argento oltre i 120 dollari, i mercati hanno subito una brusca inversione a U. Giovedì scorso l’oro aveva raggiunto il nuovo record storico di 5.600 dollari, con l’argento scambiato a 120 dollari. Improvvisamente i prezzi hanno iniziato a scendere fino ai 4.770 dollari per oncia di venerdì sera.
Venerdì 30 gennaio l’oro è arrivato a perdere oltre il 12 per cento, un crollo che non si registrava dal 1983. L’argento è sprofondato di oltre il 30 per cento in chiusura dei mercati. I futures sono finiti sotto la soglia dei 5.000 dollari venerdì pomeriggio, segnale che potrebbe indicare una correzione più ampia del mercato.
A innescare questa frana è stata la nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve, una mossa del presidente Donald Trump che ha ricalibrato istantaneamente le aspettative globali su dollaro e tassi di interesse. Warsh, 55 anni e docente a Stanford, è stato a lungo un “falco” nel gergo della Fed, vale a dire un sostenitore dell’aumento dei tassi di interesse per controllare l’inflazione.
Fino a pochi giorni fa, una parte consistente del rally su oro e argento si reggeva sulla possibilità che Trump scegliesse un presidente della Fed accomodante, pronto a tagliare i tassi e a tollerare un dollaro più debole pur di sostenere la crescita e il debito federale. Ma la scelta di Kevin Warsh va nella direzione opposta.
Warsh è considerato una persona attenta alla credibilità della banca centrale e alla sua indipendenza dal potere politico. Il cambio del testimone alla guida della banca centrale avverrà a maggio, quando scadrà il mandato dell’attuale governatore Jerome Powell, che era stato scelto dallo stesso Trump nel 2017. Dopo il suo ritorno alla Casa Bianca, però, il presidente ha criticato Powell per non avere tagliato i tassi di interesse negli Stati Uniti abbastanza velocemente.
In risposta a questa notizie è stato registrato un rafforzamento del dollaro, che nelle settimane precedenti aveva perso terreno; e quando il dollaro risale, l’oro, che è quotato in dollari, tende a scendere. Lo stesso vale per l’argento, che combina una funzione di bene rifugio con una forte componente speculativa e industriale.
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Oltre a ciò, molti investitori avevano scommesso al rialzo tramite opzioni: quando il prezzo ha iniziato a scendere, i market maker hanno dovuto vendere oro fisico in modo massiccio per coprire le loro posizioni, accelerando la caduta. La febbre dell’oro dell’inizio del 2026 aveva raggiunto il suo picco, con persone che si sono affrettate a vendere i lingotti che possedevano o ad acquistarli attraverso rivenditori locali, a investire online con fondi negoziati in borsa, tanto i più esperti quanto chi ha fatto trading per la prima volta.
C’è da dire che nonostante questo crollo, oro e argento restano ampiamente in rialzo da inizio anno: circa 18 per cento il primo e 30 per cento il secondo. I prezzi dell’oro rimangono molto più alti rispetto a un anno fa, quando la quotazione spot a New York era inferiore a 2.795 dollari per oncia troy. Dopo una corsa così violenta, una fase di prese di beneficio era inevitabile.
Gli ultimi rialzi record dei metalli preziosi sono coincisi con l’escalation delle tensioni geopolitiche in Venezuela e Iran, con i ripetuti appelli di Trump per l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti e con la sua posizione aggressiva nei confronti degli alleati della Nato. I prezzi dell’oro hanno subito un’impennata in tutto il mondo all’apice della pandemia da Covid-19 e poi a causa delle guerre in corso.
Daniel McDowell, professore di scienze politiche alla Syracuse University, ha dichiarato che c’è stato un vero e proprio crollo nel modo in cui pensiamo al funzionamento dell’ordine mondiale. Secondo McDowell, nei momenti di instabilità l’acquisto di oro è stato storicamente una sorta di reazione psicologica per alcune persone che vogliono mettere al sicuro il proprio denaro.
E le tensioni geopolitiche restano elevate, continuando a creare incertezza nei mercati; e le banche centrali, dal canto loro, continuano ad accumulare oro come riserva strategica (seppure con un ritmo meno intenso rispetto al 2023-2024), anche per ridurre la dipendenza dal dollaro. Sono molti i risparmiatori che si stanno chiedendo se valga la pena comprare oro o argento in questo momento, e la risposta dipende principalmente dal profilo di rischio che si intende affrontare: l’oro mantiene il suo ruolo di diversificatore del portafoglio nel medio-lungo periodo, l’argento è più volatile e presenta un potenziale di rischio (e di profitto) più ampio.



