Da quando i missili americani e israeliani hanno ucciso suo padre Ali Khamenei il 28 febbraio 2026, Mojtaba Khamenei non si è più mostrato in pubblico. Nominato nuova Guida Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran, il 56enne è diventato il protagonista di uno dei più grandi misteri geopolitici del momento: vivo o morto, ferito gravemente o già al lavoro da un bunker segreto?

Un audio attribuito a Mazaher Hosseini, responsabile del protocollo dell’ufficio della Guida Suprema e citato dal quotidiano britannico The Telegraph, racconta nei dettagli quei minuti. Mojtaba si era allontanato dall’edificio principale per recarsi nel cortile poco prima che i missili balistici israeliani Blue Sparrow colpissero il complesso alle 9:32 ora locale. Stava risalendo le scale quando l’esplosione ha investito la struttura. La moglie, il figlio e il cognato sono morti sul colpo. Lui ha riportato ferite a una gamba. Hosseini descrive un attacco concepito per eliminare simultaneamente l’intera leadership iraniana: più missili, lanciati su diversi edifici del complesso che ospitava l’ufficio della Guida, una sala religiosa e le abitazioni della famiglia.
Secondo Marco Mancini, ex dirigente del Sismi intervistato da Il Riformista, Mojtaba è stato estratto dalle macerie tre ore dopo l’attacco e trasferito d’urgenza al Sina Hospital di Teheran. Durante l’intervento chirurgico sarebbe entrato in coma per le ferite gravissime riportate alla testa, al volto e agli arti. In seguito sarebbe stato spostato al Baqiyatallah Hospital, struttura affiliata ai Pasdaran, dotata di sale operatorie sotterranee e reparti riservati ai vertici militari. Fino a sabato, secondo Mancini, risultava ancora privo di sensi, sotto la protezione di cinquanta-sessanta uomini tra Guardie Rivoluzionarie e miliziani di Hezbollah. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito “infondate” le voci sul suo stato di salute, assicurando che Khamenei è “in piena salute e alla guida della gestione della crisi”.
Il quotidiano kuwaitiano Al-Jarida, la stessa testata che aveva rivelato il ferimento, sostiene che il 12 marzo Mojtaba sia stato evacuato dall’Iran a bordo di un aereo militare russo. Il trasferimento sarebbe avvenuto dopo una telefonata tra Vladimir Putin e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, nel corso della quale il leader del Cremlino avrebbe offerto cure mediche in una residenza presidenziale superprotetta. Mosca, come da copione, non ha confermato né smentito. Il portavoce Dmitry Peskov si è limitato a dichiarare: “Non commentiamo tali notizie“. La motivazione del trasferimento, sempre secondo Al-Jarida, sarebbe duplice: trovare strutture mediche più avanzate e sottrarre il nuovo leader ai possibili raid americani e israeliani sugli ospedali iraniani.
L’unico segnale pubblico attribuito a Mojtaba Khamenei è stato un messaggio letto da un’annunciatrice della televisione di Stato e pubblicato su X: una dichiarazione con cui confermava in carica i funzionari nominati dal padre, invitandoli a proseguire il lavoro “in conformità con le direttive ricevute”. Ha anche nominato Mohsen Rezaei, ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie, come comandante militare. Ma anche l’autenticità di queste parole è stata messa in dubbio: sempre Al-Jarida sostiene che il testo sia stato scritto da Ali Larijani e che Khamenei non fosse stato nemmeno informato del messaggio.
A complicare ulteriormente il quadro è arrivata una rivelazione del New York Post (sito tradizionalmente reazionario e non nuovo a dichiarazioni sensazionalistiche): secondo la CIA, Mojtaba Khamenei sarebbe omosessuale, e il padre Ali avrebbe nutrito dubbi sulla capacità del figlio di governare la Repubblica Islamica anche per questo motivo. La fonte cita una relazione di lunga data con il tutore d’infanzia di Mojtaba. Quando ha appreso la notizia, Donald Trump avrebbe riso senza freni, circondato dai suoi collaboratori. Sempre Trump, in un’intervista alla NBC, aveva dichiarato di non sapere “nemmeno se Khamenei sia ancora vivo“. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth è stato più cauto: “È ferito e probabilmente sfigurato“, aggiungendo una domanda retorica destinata a Teheran: “In Iran ci sono telecamere ovunque. Perché allora diffondere solo un comunicato scritto?“.



