Il Congresso degli Stati Uniti ha approvato in modo schiacciante una legge che obbliga il Dipartimento di Giustizia americano a rendere pubblici tutti i documenti investigativi relativi a Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per reati sessuali morto in carcere nel 2019. La Camera dei Rappresentanti ha votato con 427 voti favorevoli e un solo contrario, mentre il Senato ha approvato la misura all’unanimità attraverso una procedura accelerata, senza dibattito formale. La legge ora arriverà alla Casa Bianca per la firma del presidente, che non metterà alcun veto.
La rapida approvazione è arrivata dopo che il presidente Donald Trump ha invertito la sua posizione sulla questione, passando dall’opporsi fermamente alla divulgazione dei file all’esortare pubblicamente il Congresso a votare a favore. Questo cambio di rotta è seguito alle pressioni della sua stessa base elettorale e alle critiche bipartisan che accusavano l’amministrazione di voler insabbiare l’inchiesta. Solo pochi giorni prima del voto, Trump aveva definito la richiesta di pubblicazione una “bufala democratica”.
La legge richiede al Procuratore Generale Pam Bondi di pubblicare entro 30 giorni dall’entrata in vigore tutti i documenti non classificati, le comunicazioni e i materiali investigativi relativi a Epstein e alla sua complice Ghislaine Maxwell, attualmente in carcere con una condanna a 20 anni per traffico sessuale. Tra i materiali da pubblicare figurano comunicazioni interne del Dipartimento di Giustizia, registri dei voli e informazioni su persone ed entità collegate a Epstein.

Il testo della legge conferisce tuttavia a Bondi il potere di trattenere informazioni che potrebbero compromettere indagini federali in corso o identificare le vittime, una clausola che ha suscitato preoccupazioni tra alcuni legislatori. L’unico voto contrario alla Camera è arrivato dal repubblicano Clay Higgins della Louisiana, che ha espresso preoccupazione per il rischio che “persone innocenti vengano danneggiate” dalla divulgazione delle informazioni.
La vicenda Epstein è tornata prepotentemente sotto i riflettori la scorsa settimana, quando i democratici della Commissione di Controllo della Camera hanno pubblicato oltre 20.000 pagine di documenti, tra cui corrispondenze email tra Epstein e Maxwell. Alcune di queste email fanno menzione di Trump, inclusa una del 2011 in cui Epstein scriveva a Maxwell riferendosi a una vittima che aveva trascorso ore a casa sua con il futuro presidente.
La Casa Bianca ha negato categoricamente qualsiasi illecito da parte di Trump, precisando che la vittima menzionata nell’email era Virginia Giuffre, una delle accusatrici più note di Epstein, morta suicida lo scorso aprile. Giuffre aveva dichiarato pubblicamente di non aver mai visto Trump partecipare ad alcun abuso, e nelle email non vi è alcuna implicazione di comportamenti illeciti da parte del presidente.
La spinta per la pubblicazione dei cosiddetti Epstein Files, conservati dal Dipartimento di Giustizia è stata guidata da una coalizione insolita: il repubblicano Thomas Massie del Kentucky, noto per dissentire occasionalmente dal suo partito, e il democratico Ro Khanna della California. I due hanno utilizzato una procedura parlamentare chiamata “discharge petition” per forzare una votazione aggirando la leadership della Camera, che si era opposta alla misura.
Trump ed Epstein frequentavano in passato gli stessi ambienti dell’alta società, ma il presidente ha sempre affermato di aver interrotto i rapporti con il finanziere molti anni prima della sua condanna del 2008, dichiarando inoltre di non essere stato a conoscenza delle sue attività criminali. Una votazione del Congresso non era tecnicamente necessaria per rilasciare i file, poiché Trump avrebbe potuto ordinarne la divulgazione autonomamente.
La controversia sui file Epstein ha rappresentato uno dei momenti più divisivi per il movimento politico di Trump dalla sua elezione nel 2016. La deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene, in passato fedele sostenitrice del presidente ma ora in rottura con lui su questa questione, ha definito lo scontro “una delle cose più distruttive” per il movimento Make America Great Again (MAGA). Trump l’ha chiamata “traditrice” per la sua posizione.



