Paolo Verdone, 38 anni, figlio di Carlo Verdone, apre le porte della vita privata di una delle icone più amate del cinema italiano in un’intervista a cuore aperto concessa al Corriere della Sera. Nato a Roma nel 1987, insieme alla sorella maggiore Giulia, oggi dietologa, Paolo condivide ricordi, aneddoti e il ritratto intimo di un padre partecipe, apprensivo e capace di trasformare ogni momento in un’occasione di gioco e complicità.
Il primo ricordo che Paolo conserva del padre è legato ai tiri in porta improvvisati nel salotto di casa. “Ogni volta rompevamo un vaso o una cornice“, racconta. “A quel punto io correvo a distrarre mia madre mentre papà provava faticosamente a ricomporre l’oggetto“.
Le estati a Sabaudia rappresentano un altro capitolo della memoria affettiva di Paolo. Carlo Verdone, impegnato nelle riprese dei suoi film, raggiungeva la famiglia nel fine settimana e portava a turno i figli in pasticceria con il motorino Ciao per fare colazione con i maritozzi. Gesti che hanno costruito un legame solido, nonostante la separazione dei genitori avvenuta quando Paolo era ancora piccolo.
“Non ho molti ricordi dei miei genitori insieme nella stessa casa”, ammette Paolo, “ma so che fu una separazione molto civile. E non hanno mai divorziato“. La figura paterna è rimasta costante: partecipe, attenta, anche se non presente quotidianamente davanti ai cancelli della scuola. Paolo e Giulia frequentavano la scuola tedesca, una scelta della madre Gianna che ha permesso loro di crescere con una certa normalità, circondati da compagni stranieri che spesso non conoscevano bene chi fosse Carlo Verdone.

Il rapporto tra Paolo e il padre si nutre anche di cinema (Paolo è stato comparsa in Gallo cedrone e Grande, grosso e Verdone), musica e calcio. Indimenticabile, in questo senso, fu lo scherzo che Carlo Verdone (noto per le sue burle, come quella a Laura Morante) orchestrò quando Paolo aveva 10 anni e giocava a calcio nel Valle Aurelia.
“Davanti a papà feci una doppietta. In casa siamo romanisti. La mattina dopo una persona al telefono sosteneva di essere l’agente di Totti, di avermi visto giocare e di volermi convocare a Trigoria per un provino. Ma la voce era dello sceneggiatore di papà, Pasquale Plastino. Poi prese la cornetta papà, “Paolo è uno scherzo, sono io!!”. Rimasi di sasso. Mi chiese scusa ma restai offeso, lo perdonai solo quando mi portò a conoscere Totti per davvero”.
La notte degli Oscar 2014, quando Paolo Sorrentino vinse con La grande bellezza, film in cui Carlo Verdone recitava, è diventata un aneddoto familiare.
“Già alla lettura della prima bozza del copione mi disse che secondo lui era un capolavoro. La notte degli Oscar la seguimmo in tv. Il problema di mio padre è che non è in grado di modificare orari e abitudini serali. A una certa ora, prima del verdetto, andò a dormire. Rimasi sveglio io, gli feci trovare un biglietto attaccato al frigo con la notizia. Lo ha incorniciato e messo nella casa di campagna”.
L’apprensione paterna si manifesta in modi talvolta sorprendenti. “Ancora oggi, se prenoto una visita medica senza avvertirlo, si arrabbia“, confessa Paolo. Un’attenzione che non sconfina nell’ipocondria, tratto caratteriale di Carlo Verdone che però non è stato trasmesso al figlio (Verdone, però, tanto per essere chiari ha una laurea honoris causa in Medicina).
Il peso del cognome? “Mai sentito“, assicura Paolo. Di cosa è orgoglioso Paolo riguardo al padre? “Quando è stato sindaco di Roma per un giorno, il 17 novembre. Compiva gli anni. Vederlo in quel ruolo è stato speciale“.



